Il capo dell'anticrimine Luca Sarcoli e il capo di gabinetto Salvatore Barba

di Ivano Porfiri

Soldi, oggetti personali, perfino la fede di una paziente. Sono 31 i capi di imputazione, di cui 27 furti, che hanno portato all’arresto di una specializzanda perugina di 35 anni. La polizia ha stretto il cerchio intorno a lei dopo un anno di indagini.

L’arresto E’ stato un lavoro coordinato tra agenti del posto fisso di polizia e uomini della divisione anticrimine, come spiegato dal capo di gabinetto Salvatore Barba e dal capo dell’anticrimine Luca Sarcoli in conferenza stampa. La polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di una specializzanda di 35 anni nata e residente a Perugia. Contro di lei nell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Paolo Abbritti (gip Alberto Avenoso, ben 31 capi di imputazione relativi al periodo che va dal luglio 2012 ad oggi per i reati di furto, possesso di carte di pagamento elettronico rubate e ricettazione.

Chi è La dottoressa era inserita nel contesto del Santa Maria della Misericordia, dove si stava specializzando in anestesia. Sul suo conto si stanno compiendo indagini mirate per risalire al movente di tutti questi furti, che lei ha negato totalmente in sede di interrogatorio. Gli approfondimenti a 360 gradi si spingono anche al mondo degli stupefacenti.

Le vittime dei furti I poliziotti sono partiti da una serie di denunce di furti in corsia raccolte dagli agenti del posto fisso di polizia dell’ospedale («uomini che – ha spiegato Barba – compiono un lavoro particolare, da un lato professionale ma dall’altro anche umano in un contesto molto particolare dove gravitano ogni giorno 10-15 mila persone»). Nei periodi di picco delle denunce, gli investigatori hanno notato presenze costanti nel personale. E, in particolare, la specializzanda. I furti sono stati compiuti ai danni di pazienti che lasciavano borse o partafogli incustoditi, ma anche di altri medici e infermieri, che hanno visto sparire denaro ed effetti personali dai propri armadietti.

La perquisizione Raccolti gli elementi attraverso un’indagine fatta da testimonianze, riconoscimenti, pedinamenti, a maggio scorso è scattata una perquisizione sia in reparto che a casa della donna e lì sono stati trovati elementi ritenuti fondamentali per provare il suo legame con i furti: carte di credito rubate. Con una di esse era stato tentato un prelievo – non riuscito – da parte di un’altra persona estranea al mondo ospedaliero ma legata alla donna. Su eventuali complici, tuttavia, si sta ancora indagando.

La refurtiva Tra gli oggetti rubati, oltre a denaro contante e carte di credito, macchine fotografiche, cellulari, una videocamera e perfino la fede nuziale di una paziente. E’ stato scoperto che alcuni preziosi sono finiti sui banconi dei ‘Compro Oro’. Pochi quelli recuperati.

La collaborazione dell’Azienda ospedaliera Piena la collaborazione dell’Azienda ospedaliera di Perugia, che ha fornito supporto ed elementi utili agli inquirenti. «Le indagini proseguono – ha spiegato Sarcoli – ma è importante sottolineare come attorno all’ospedale ci sia attenzione massima. In pochi mesi sono già tre le operazioni che hanno portato a provvedimenti contro ladre e truffatrici che hanno agito contro persone spesso deboli o in difficoltà».

Orlandi: «Noi parte lesa» Il direttore dell’Azienda ospedaliera, Walter Orlandi, ha dichiarato commentando l’episodio: «Mi rattrista molto il fatto che un professionista, seppure in formazione, preposto alla assistenza sanitaria possa aver commesso i reati che gli sono stati contestati. E’ evidente che il rapporto fiduciario deve considerarsi interrotto, rapporto fondamentale nella interazione  tra il medico e il  cittadino-utente. Come Azienda ospedaliera ci consideriamo parte lesa ed esprimiamo  piena soddisfazione per la celerità delle indagini da parte degli inquirenti».

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