di Francesca Marruco
Pochi attimi prima che proiettassero le foto del cadavere della madre in aula, la figlia di Beatriz Nilda Rodriguez, uccisa in una stradina secondaria nei pressi di Pian di Massiano a Perugia la sera del 9 agosto 2009, è uscita in lacrime. A pochi metri da lei il presunto assassino di quella mamma che, per mantenere lei e i suoi due fratelli in Spagna, vendeva il suo corpo in Italia.
La foto Il cadavere di Beatriz venne ritrovato a terra, sporco di polvere e sangue. Addosso una gonna gialla e una canottiera chiara impregnata di sangue. Le gambe in una posa innaturale. Lungo quella strada ce la lasciò il suo assassino la sera prima. E per il sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini, l’omicida è Desposorio Mendocilla Guadalupe Dolores, un 43enne originario dell’Equador, da anni residente a Perugia.
In aula Giovedì mattina, davanti alla Corte d’Assise di Perugia presieduta dal giudice Mautone, a latere D’Andria, hanno testimoniato tre persone: il medico legale che fece l’autopsia, l’uomo che trovò il cadavere e il datore di lavoro dell’imputato. Beatriz, ha spiegato il medico legale Luca Pistolesi, è morta per uno choc emorragico, secondario alla ferita mortale che le bucò il ventricolo sinistro e le fece perdere un litro e mezzo di sangue in due tre minuti. Una morte molto veloce, per un’aggressione che potrebbe essersi consumata in cinque – sei minuti.
Quella sera La sera in cui ha trovato la morte, era stata accompagnata dal protettore insieme a un’altra prostituta nei pressi della via in cui poi è stata uccisa. A dire che Beatriz salì in macchina dell’odierno imputato furono sia lui stesso in sede di interrogatorio che l’altra prostituta. Disse che Beatriz era salita in macchina dello stesso uomo che aveva visto la sera prima. Quell’uomo che non voleva rapporti sessuali dalla vittima, ma cercava un relazione con lei.
L’interrogatorio Quando Mendocilla venne ascoltato dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini ammise di aver visto la vittima quella sera, disse di essere stato con lei circa mezz’ora. «Anche in questa occasione Beatrice mi disse che aveva bisogno di guadagnare i soldi e non poteva venire con me – aveva raccontato Mendecilla -. Io non ho insistito e l’ho riportata nel medesimo posto dove l’avevo presa prima . Quando ho riportato Beatrice mi pare di ricordare che fosse presente sul posto un’altra prostituta». Ma quella sera Beatriz non tornò mai indietro. Lo ha raccontato la sua amica prostituta. Allora perché inventarsi di averla riportata indietro, sostiene l’accusa, se non per crearsi un alibi?
L’accusa L’autopsia ha stabilito che Beatriz è morta tra le 23 del 9 agosto e le 2 della notte successiva. Proprio intorno alle 23.30 è salita in una macchina in cui, secondo i riscontri investigativi e la ricostruzione dell’accusa, c’era l’imputato. E poi non ha più fatto ritorno. Anzi, nelle telecamere di sorveglianza della zona si vede anche il tragitto che l’auto su cui è salita ha fatto. Inoltre, mentre prima del delitto Beatriz e il suo presunto assassino si erano sentiti più volte al telefono, dopo l’omicidio l’uomo non la cercherà più. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Mendocilla quella sera andò da Beatriz ‘ a inizio serata’ con «l’intenzione di scatenare un diverbio con la Rodriguez sfociato, poi, nella sua uccisione».
