I danni al cimitero di Ponte Valleceppi

di Iv. Por.

Parla di persone con «un’inquietudine ed un vuoto interiore pauroso», il vescovo di Perugia Gualtiero Bassetti commentando la lunga serie di profanazioni avvenute negli ultimi giorni a Perugia. Una sequela inquietante, che parrebbe escludere la pista satanica, ma lascia pesanti interrogativi sul perché ciò stia avvenendo.

Gli episodi Tra venerdì notte e domenica notte sono stati profanati i cimiteri di tre frazioni del Comune di Perugia: San Martino in Colle, Ponte Valleceppi e Ripa. Qui sono state divelte croci di tombe, distrutte immagini sacre, lapidi, foto dei defunti, rotti i vetri delle cappelle e buttati a terra vasi con fiori. La profanazione non si è fermata neppure davanti ad alcune tombe di giovani donne e bambini, ed ha lasciato tracce visibili di sangue in due dei tre cimiteri. Atti vandalici sono stati commessi nella notte tra sabato e domenica anche all’esterno della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea D’Agliano, in ristrutturazione. Negli ultimi due mesi, a San Martino in Campo si sono verificati alcuni gravi episodi contro immagini sacre anche di privati cittadini e a strutture ecclesiastiche (danneggiato l’interno dell’Oratorio), oltre ad aver sfregiato le auto dei due parroci, don Antonio Sabatini e don Nazareno Fiorucci.

Il vescovo: «Sono sconvolto» Il vescovo Bassetti parla di «un fatto molto inquietante anche per la ferocia che è stata usata nel profanare questi tre cimiteri. Al momento, gli inquirenti, nel fare le loro indagini, escluderebbero la pista satanica. Sembra, piuttosto, un gesto sacrilego, dove le persone dimostrano un’inquietudine ed un vuoto interiore pauroso, soprattutto se questo gesto fosse opera di giovani». Bassetti si dice «sconvolto per questi fatti , perché sono l’indice di un degrado che potrebbe condurre a efferatezze ancora più gravi. E’ stato commesso uno scempio inammissibile non solo per chi è cristiano, perché la cultura del rispetto dei defunti affonda le sue radici nel sentimento umano più profondo e in tutta la tradizione antica, biblicaebraica e cristiana».

Emergenza educativa «Quanto è avvenuto – prosegue monsignor Bassetti – è la conseguenza estrema di un atteggiamento che nasce dall’aver smarrito ogni riferimento umano ed etico ed è frutto di quella “nausea” che nasce dal rifiuto di ogni riferimento valoriale. Da questo gesto si coglie quasi un rifiuto della stessa vita. La società tutta: famiglia, Chiesa, scuola e tutte le altre agenzie educative devono porsi il problema educativo. Non basta più cercare di riempire dei “contenitori vuoti”, come qualcuno crede che siano i giovani, ma formare le persone al rispetto dell’altro e ad una piena assunzione delle responsabilità. Viviamo un’“emergenza educativa” che investe soprattutto i giovani – conclude – e la Chiesa si è impegnata su questo fronte tanto che i Vescovi italiani vi hanno dedicato gli Orientamenti pastorali del decennio 2010-20 “Educare alla vita buona del Vangelo”».


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