Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Una sequela infinita di percosse, minacce, insulti e terrore. Perché in quella casa per oltre due anni ha regnato il terrore. E’ stato rinviato a giudizio per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia un 42enne perugino, difeso dall’avvocato Claudio Cimato,  il cui capo d’imputazione restituisce solo in parte quello che ha fatto passare alla sua ex moglie e ai figli.

Il capo d’imputazione L’accusa, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’uomo – che comparirà davanti al tribunale il 10 giugno prossimo – parla di violenza «fisica, morale e psicologica» che lui avrebbe tenuto nei confronti di tutta la sua famiglia. Queste condotte, per la ricostruzione del pubblico ministero, si sarebbero verificate «a partire dal primo anno di matrimonio (nel 1996) e con maggiore frequenza negli ultimi quattro anni ( fino all’agosto del 2012, ndr)».

I maltrattamenti Alla moglie, a cui in qualche occasione ha anche sputato addosso e a cui spesso dava della poco di buono anche davanti ai tre figli, le diceva che «l’aveva raccolta per strada». La minacciava di ucciderla quando, davanti ai figli, la prendeva a calci e a pugni. Pur avendo lui rapporti extraconiugali divenuti noti, costringeva la donna ad avere rapporti sessuali con lui, «contro la sua volontà, non facendola dormire anche per notti intere».

La fine Se i figli si azzardavano a difendere la madre lui picchiava anche loro. L’accusa parla di «schiaffi e strattonamenti». Davanti a uno dei tre una volta si è puntato il coltello alla gola e ha minacciato di uccidersi. Fin quando la moglie, aiutata anche dai servizi sociali, è riuscita a lasciare la casa con i figli, lui ha continuato a tempestarla di chiamate minacciose e messaggi. Adesso dovrà risponderne davanti ai giudici.

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