È morto a 92 anni a Perugia dopo una lunga malattia Cesare Gambelunghe, medico e professore universitario perugino tra i protagonisti della storia dei trapianti in Umbria insieme a figure come Ugo Mercati e Umberto Buoncristiani. I funerali si sono tenuti mercoledì mattina nella chiesa parrocchiale di Case Bruciate.
Chi era Medico ospedaliero e docente dell’Università degli studi di Perugia, Gambelunghe ha costruito la sua carriera tra ematologia, medicina trasfusionale e trapianti. Già nei primi anni Novanta era alla guida del Centro trapianti di Perugia, mentre nel ’95 diventa responsabile del Centro di coordinamento e compensazione della Regione per l’attività trasfusionale. Il suo nome è legato soprattutto allo sviluppo della rete regionale dei trapianti: l’attività del centro perugino era iniziata nel 1988 e nei primi anni Duemila Gambelunghe era coordinatore del Centro regionale di riferimento per i trapianti; un’attività che accompagnò alla promozione della donazione degli organi, anche attraverso iniziative rivolte direttamente ai cittadini.
Le donazioni Tra queste ci fu la sperimentazione che consentiva di esprimere la volontà sulla donazione degli organi attraverso la carta d’identità. Nel 2013 il Comune di Perugia e l’Azienda ospedaliera gli conferirono, insieme ad altri medici della sanità perugina, il Baiocco d’argento per l’attività svolta nel corso della carriera, durante la quale ha lavorato anche nel campo dei trapianti di cellule staminali, e per il contributo alla formazione di generazioni di professionisti. Nel 2016, dopo oltre quindici anni alla guida del Centro regionale trapianti, lasciò l’incarico, che passò a Tiziana Garzilli.
Il cordoglio In una nota l’amministrazione comunale ha espresso cordoglio per la scomparsa, ricordando Gambelunghe come uno dei più «autorevoli protagonisti della sanità regionale» e come una figura che ha segnato «la storia della medicina dei trapianti in Umbria». Palazzo dei Priori sottolinea anche il contributo alla formazione dei professionisti e alla diffusione della cultura della donazione degli organi. «Nel corso della sua attività – prosegue la nota – ha guidato il Centro trapianti dell’Umbria, portandolo a raggiungere risultati riconosciuti anche oltre i confini regionali e lasciando un’eredità professionale e civile di straordinario valore». «La sua professionalità, la competenza e il costante impegno a favore della medicina trasfusionale e della cultura della donazione del sangue – scrive invece l’Avis regionale – hanno rappresentato un punto di riferimento per il nostro territorio e per tutto il sistema associativo».
