di Daniele Bovi
Per il momento sono una cinquantina le persone che su Facebook hanno promesso di aderire al «presidio» indetto per il 14 marzo sotto casa del torturatore di gatti di San Sisto. In queste ore infatti sul social network è nata una pagina che pubblicizza l’evento e sulla quale vengono resi noti nome, cognome e indirizzo dell’uomo accusato dai carabinieri di aver allestito un laboratorio degli orrori in un garage all’interno del quale torturava gli animali. Sulla pagina gli invitati al momento sono oltre mille e piovono insulti di ogni tipo («escremento umano», «schifoso») oltre a post che fanno pensare a un presidio poco pacifico («ci devo parlare… se così si può dire», «è da un po’ che non sento frantumarsi un nasino»).
Fermare la risposta L’organizzatore dice che «dobbiamo fermare questo schifoso» ricorrendo «ad ogni mezzo possibile e immaginabile. Tanto presidiando la sua abitazione e diffondendo il suo nome» e poi «con ogni altro mezzo» perché «deve pagarla cara». Il presidio è un «evento antispecista», ovvero che si richiama a tutto quel filone filosofico-culturale che si oppone ad ogni distinzione tra gli esseri viventi. «Gente che schiavizza e sfrutta i Cavalli – dice l’organizzatore – montando senza ritegno sulla loro schiena per: equitazione, ippica, “hobby” “sport”… per me siete uguali a macellai».
Che senso ha? Il senso di un’iniziativa di questo tipo resta tutto da capire e ha il sapore medievale del linciaggio. Qui ovviamente non si tratta di difendere una persona che, stando alla ricostruzione dei carabinieri, ha commesso fatti orribili (a suo carico c’è una denuncia per uccisione di animali e occupazione abusiva), ma si tratta di ribadire i principi base dello stato di diritto che non prevede la possibilità della giustizia fai da te e che affida il potere di coercizione al monopolio dello Stato. Sul piano morale inoltre, reagire alla violenza con altra violenza è un errore.
I dubbi Chi si è macchiato di reati di questo tipo pagherà e sconterà il suo debito con la giustizia. Più di un dubbio poi sorge a proposito dell’efficacia dell’«evento». Se lo scopo è quello di «fermare il torturatore», il che presuppone il dimostrare che le torture stiano andando avanti, davvero non si capisce come possa farlo un presidio di qualche ora. Se invece lo scopo è quello di difendere i diritti degli animali, anche qui l’idea non pare centrare il bersaglio, dato che per difenderli ci sono tante altre sedi ed occasioni.
Twitter @DanieleBovi
