©Fabrizio Troccoli

di Ivano Porfiri e Enzo Beretta

Due colpi sparati dal terrazzino di casa con un fucile a canne mozze da caccia al cinghiale. Così è stato ucciso Mirco Paggi, 43 anni compiuti da poco, perugino residente a Ponte D’Oddi e molto conosciuto nel quartiere. L’omicida è Antonino Catalano, 58 anni, originario della provincia di Palermo, che vive insieme al figlio minorenne anche lui a Ponte D’Oddi, in via Giuseppe Porta. E il delitto è avvenuto proprio davanti a casa dell’assassino. La prima ispezione del cadavere ha rivelato una serie di fori sul torace compatibili coi pallini da caccia.

FOTOGALLERY: SUL LUOGO DEL DELITTO

I fatti Secondo quanto hanno raccontato agli inquirenti diversi vicini, erano circa le 19.30 quando si sono sentite delle voci. Una discussione. Una donna che vive in un palazzo adiacente alla palazzina di tre piani di via Porta 13, ha visto i due uomini parlare animatamente. Uno era sul lastricato fuori dal portone, l’altro sul balcone al primo piano. Poi ha sentito due spari e visto la vittima cadere a terra. A quel punto si sono affacciate diverse persone, tra cui un giovane che abita davanti al luogo dell’omicidio: «C’era il corpo in terra ancora ansimante, allora ho chiamato il 118», riferisce. Lo stesso ragazzo avrebbe sentito dire da Catalano: «Gli ho sparato due botte ma – ha precisato – non gli ho visto il fucile in mano». Il figlio dell’omicida era presente ma non avrebbe avuto alcun ruolo in quello che è successo.

VIDEO: MIRCO DENUNCIAVA IL DEGRADO A PONTE D’ODDI

Indagini sul motivo Sul posto, in pochi minuti, si sono portati l’ambulanza del 118, la polizia – che indaga con la squadra mobile – e i carabinieri. I medici non hanno potuto che constatare il decesso. L’omicida non ha tentato la fuga e, anzi, avrebbe lui stesso chiamato i soccorsi e si è consegnato alla polizia, a cui poi ha ammesso di aver sparato i due colpi dal balcone al culmine di una lite. Catalano è stato arrestato per omicidio e porto abusivo d’armi. I due uomini si conoscevano, ma sui motivi del diverbio sono in corso approfondimenti da parte degli inquirenti. Non è esclusa nemmeno la pista passionale dato che tra i due ci sarebbero state diverse denunce. Entrambi avevano avuto guai con la giustizia e un altro aspetto da chiarire è a che titolo il 58enne detenesse l’arma, visto che i suoi precedenti non glielo avrebbero potuto permettere. Sul posto sono intervenuti anche il medico legale Luca Pistolesi e il sostituto procuratore Annamaria Greco, che coordina le indagini.

 

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