Polizia in azione (foto archivio Fabrizi)

Mattinata movimentata quella dello scorso sabato 15 novembre per la polizia, in particolare per gli uomini della sezione criminalità diffusa della squadra mobile, diretti da Marco Chiacchiera e coordinati da Roberto Roscioli, i quali hanno condotto una brillante operazione di polizia giudiziaria, volta al contrasto, in un colpo solo, di due tra i fenomeni che maggiormente preoccupano i cittadini di Perugia: lo spaccio di sostanze stupefacenti e la criminalità legata all’immigrazione clandestina. I poliziotti, infatti, sollecitati da numerose segnalazioni dei residenti della zona, ma soprattutto sulla base di pregresse operazioni compiute proprio sullo stesso obiettivo, hanno fatto irruzione in un appartamento ubicato in via Della Pietra: al suo interno, c’era il solito via vai di tossicodipendenti e spacciatori, comunque di facce poco raccomandabili.

Rumori Inizialmente, non sembrava ci fossero anomalie: l’appartamento in questione, è risultato essere abitato da F.N.E., giovanissima costaricana, in regola con il permesso di soggiorno e titolare di regolarissimo contratto di affitto in quello stabile dove, a domanda, sosteneva di vivere rigorosamente da sola. Ma allora, a cosa era dovuto quel trambusto sentito prima che la donna aprisse loro la porta di ingresso, e soprattutto, cos’era quel rumore, quello scricchiolio che proveniva proprio dal letto della donna? E’ bastato dare un’occhiata sotto il letto per trovare la sorpresa: nascosti e rannicchiati sotto la rete, due giovani maghrebini, rifugiatisi non certo per essere gli amanti della sudamericana, ma per ben altri motivi.

Clandestini Entrambi i soggetti, infatti, tunisini, sono risultati essere irregolari sul territorio nazionale, oltre che, come prevedibile, con numerosi precedenti penali e di polizia su Perugia. Su un comodino della camera da letto inoltre è stato trovato un piccolo frammento di hashish, del peso irrisorio di circa 1 grammo, che ha consentito agli agenti di approfondire il controllo eseguendo una vera e propria perquisizione alla ricerca di droga. Evidentemente, nel trambusto iniziale gli occupanti dell’appartamento, in qualche maniera, si erano disfatti di un quantitativo più importante, ma è stato trovato comunque del denaro in contante per circa 500 euro, e qui un’altra questione: sia i due tunisini, ciascuno per parte propria, sia la padrona di casa, hanno rivendicato con forza e convinzione la titolarità della somma in contante rinvenuta.

Chi sono La donna, in particolare, mantenendo sempre un atteggiamento di sfida e poco collaborativo con gli agenti, ha dichiarato che il denaro era l’oggetto di un prestito ricevuto dalla madre; i tunisini, al contrario, sostenevano trattarsi di denaro di loro proprietà, ricavato di una chissàquale attività professionale svolta, a loro dire, in nero. La polizia ha provveduto a sequestrare il denaro trovato in casa, oltre ad ulteriori 600 Euro rinvenuto addosso ad uno dei clandestini. Vale la pena segnalare come uno di essi, il più giovane, ha dichiarato ai poliziotti di essere minorenne, probabilmente allo scopo di evitare un provvedimento di accompagnamento, ma anche in questo caso nessuno ci ha creduto: accompagnato presso l’ospedale, è bastata una semplice lastra per accertarne la maggiore età, confermata poi da un precedente fotosegnalamento, nel quale lo stesso risultava più che maggiorenne.
Sarà lui stesso, sfinito e sconfortato, ad ammettere di aver dato false generalità.

Denunce e sequestro All’esito dell’operazione, i due tunisini sono stati affidati all’Ufficio Immigrazione per la successiva espulsione dal territorio nazionale, ed il minore di essi, ovvero quello che aveva fornito false generalità, è stato inoltre deferito per il reato di “false dichiarazioni sulla propria identità”. Alla sudamericana, invece, è toccato un trattamento ben più severo: è stata denunciata per il delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per aver ospitato ed occultato, probabilmente dietro compenso, due clandestini nell’appartamento a tal fine preso regolarmente in affitto. La donna, per tale condotta, rischia di scontare fino 4 anni di reclusione. Il provvedimento più duro, ad ogni modo, non riguarda le persone fisiche coinvolte nella vicenda bensì l’immobile: l’appartamento, quale «cosa pertinente al reato» e pertanto utile alla protrazione dell’attività criminosa contestata, ovvero il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stato sottoposto a sequestro preventivo, d’intesa con il pm di turno Valentina Manuali. Nel successivo giudizio penale, sarà valutata la possibilità di sottoporlo addirittura alla confisca.

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