
«Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te». Questa frase di Ernesto Che Guevara era la citazione preferita di Luca Morozzi, 17 anni, morto domenica mattina dopo una nottata in compagnia degli amici al centro sociale ex Mattatoio in località Ferriera, a Ponte San Giovanni.
Soccorso ma niente da fare Erano circa le 10 quando i soccorsi hanno raggiunto Luca, colto da un malore, in un campo nei pressi della località di Piscille. Il trasporto d’urgenza all’ospedale Santa Maria della Misericordia è stato inutile: sembra che all’arrivo dell’ambulanza il 17enne fosse già deceduto.
Disposta autopsia Sulle cause del malore sarà l’autopsia disposta dal magistrato di turno e gli esami tossicologici a dare una risposta definitiva, ma non è escluso che il 17enne abbia fatto uso di sostanze stupefacenti. In particolare, gli inquirenti pensano a un mix di droghe sintetiche e alcol.
Numerosi testimoni I carabinieri, che indagano su quanto accaduto, hanno raccolto numerose testimonianze tra i presenti e stanno compiendo verifiche a tutto tondo. Il 17enne, residente a Perugia in via della Pallotta, era molto conosciuto nell’ambiente giovanile perugino.
Un ragazzo sempre allegro Luca Morozzi ha compiuto 17 anni a gennaio. Studiava all’alberghiero di Assisi ed era un ragazzo pieno di vita. Amava il punk, il metal e il reggae, i Griffin, Boris, i Simpson. I molti ragazzi e ragazze che hanno lasciato un messaggio sulla sua bacheca Facebook, parlano di quello che caratterizzava Luca, cioè la sua allegria. Una giovane scrive: «Ma tu, ridi sempre?. . Si. Rido sempre. Problemi? Preferisco ridere anzichè piangermi addosso. Magari il mio sorriso migliora la giornata a qualcuno. Preferisco ridere perchè anche quando tutto va male cerco il lato positivo. Rido perchè ridere allunga la vita. Rido perchè la vita si vive molto meglio sorridendo. L’hai scritta poco tempo fà tu questa frase! Ed è proprio vero un tuo sorriso o abbraccio migliorava la giornata a molte persone! Ma adesso? te ne sei andato e ti sei portato via i nostri sorrisi. Luchì». Lo chiamano compagno, amico, fratello, combattente. Dalle 16 di domenica pomeriggio, i messaggi di dolore e incredulità si susseguono senza sosta, nel raccoglitore virtuale di Facebook.
