di Mario Mariano
Se ne va un’altra parte importante del «Perugia dei miracoli». E’ morta infatti martedì Leyla D’Attoma Servadio, moglie dello storico presidente biancorosso Franco D’Attoma e sorella di Leonardo, fondatore della Ellesse. I funerali si terranno giovedì a Perugia nella chiesa di piazza Piccinino alle 15. Leyla Servadio in D’attoma era una lady molto riservata: pochissime le sue uscite a fianco del presidente del grande Perugia. La sua era però una presenza nascosta: quante volte ha ospitato nella sua bella casa di piazza IV Novembre i calciatori del Perugia insieme alle loro famiglie; quante volte è stata vicina ai protagonisti di una squadra che, evidentemente, si fondava anche e soprattutto sulla esaltazione dei valori umani. «Non ho calciatori preferiti, ho voluto bene a tutti»: questo ci disse la signora Leyla quando andammo ad intervistarla in occasione del centenario del Perugia. Qualche simpatia in più forse l’aveva anche lei, e quelli che hanno ricevuto amicizia in abbondanza e attenzioni adesso avranno più di altri le lacrime agli occhi.
Il matrimonio Conosceva «vita morte e miracoli» delle famiglie dei calciatori che dopo aver portato il Perugia in Serie A ce lo hanno mantenuto per molte stagioni. «Con Franco – raccontava – ci siamo conosciuti ai tempi del liceo, lui mi ha corteggiato come sanno fare soltanto gli uomini che hanno tenacia e buona educazione. L’ho fatto soffrire, perché volevo capire quali fossero i suoi sentimenti. Poi con il tempo l’ho capito bene. I primi anni di matrimonio non furono facili, perché accettai anche di trasferirimi a Conversano affinché lui potesse seguire da vicino l’azienda di famiglia». Un matrimonio d’amore, coronato dai figli ai quali sia Leyla che Franco erano legatissimi. Un altro ricordo affiora nella memoria del cronista: siamo nell’estate del ’91, D’attoma era rientrato nel Perugia precipitato in C1, smanioso come sempre di mettersi a disposizione di una società che aveva subito l’onta del doppio processo per le vicende legate al calcioscomesse. Mentre era in barca d’Attoma accusò uno «strano» malessere, un violento dolore alle costole. Non si trattava purtroppo di uno sforzo nel manovrare la prua della barca: una radiografia al torace mise subito in evidenza un aggressivo tumore ai polmoni.
Il ricordo D’Attoma non era il tipo da chiamare le cose con un nome diverso da quello più appropriato: “Vincerò anche questa battaglia”, promise a Natale. La malattia lo aggredì in maniera feroce lasciando segni evidenti sul suo fisico ma continuò fino all’ultimo a stare sulla tolda di comando. E con lui, a lottare con un perenne sorriso sul volto, donna Leyla: «Franco è sereno; sereno e consapevole. Spesso e volentieri ci riuniamo con i figli e con i nipoti e questo gli lenisce il dolore, lo rende felice». Donna Leyla ce lo confidò dietro nostra richiesta, di come riuscisse a dare serenità alla famiglia durante una malattia che solitamente non lascia scampo. Adesso la ricorderanno i tifosi di allora, i tanti parenti ed amici, ma soprattutto quei ragazzi degli anni d’oro del Perugia dei miracoli.


Riposa in pace zia Leyla…
Le belle e vere persone non si perdono mai! Nadia Tega