Gli spacciatori fermati a Parco Santa Margherita

di Ivano Porfiri

Mille dosi di eroina e cocaina spacciate ogni giorno a Perugia. E’ una stima di massima quella fatta incrociando i dati delle forze dell’ordine. Il dato emerge nel giorno in cui la squadra mobile illustra gli arresti della banda di tunisini che aveva in mano lo smercio di droga al Parco Santa Margherita.

Parco S.Margherita: la fotosequenza dello spaccio

Centro ripulito Il cambiamento c’è stato ed è sotto gli occhi di tutti: dal centro storico gli spacciatori si vedono ancora ma molto meno di un anno fa, quando la città sembrava in mano ai pusher. L’azione delle forze dell’ordine, i continui rastrellamenti, le espulsioni, i presidi fissi hanno disperso il fenomeno, che si è andato a rintanare lontano dai riflettori, in zona stazione o nei parchi. «Prenderli è sempre più difficile – spiega il capo della squadra mobile Marco Chiacchiera – i ragazzi della sezione Antidroga non mollano mai ma gli spacciatori hanno capito che devono essere più abili, meno sfrontati».

Il sottobosco di complicità Tra le tecniche adoperate dai pusher c’è quella di cambiare spessisimo numero di telefono, avvertendo i clienti via sms. Ma se riescono a riorganizzarsi è anche grazie a complicità di un sottobosco di italiani che forniscono loro schede con nomi fittizi, appartamenti in affitto, aiuto per nascondersi o scappare. In cambio di dosi di droga. «Perché dobbiamo dirlo – sottolinea Chiacchiera – è la domanda fortissima a favorire gli spacciatori».

Mille dosi al giorno Da un calcolo approssimativo, ogni giorno a Perugia vengono vendute, appunto, mille dosi fra eroina e cocaina. Se si calcola una media di 50 euro a dose, fanno 50 mila euro al giorno, un milione e mezzo al mese, 18 milioni di euro l’anno che dalle tasche dei clienti finiscono in quelle degli spacciatori e dei trafficanti. Un dato abnorme, specie in tempi di crisi, che fa intuire quanto sia difficile debellare il fenomeno.

Parco S.Margherita Ma intanto la «guerra» continua. Gli agenti dell’Antidroga hanno colpito in una di queste nuove «piazze periferiche» dello spaccio: parco Santa Margherita. Le segnalazioni parlavano di un certo «Max» a capo di un giro consistente di eroina. Andata a vuoto una prima retata, è iniziata la meticolosa raccolta di prove: foto tra la boscaglia fatte a 4-500 metri di distanza, perché la banda usava una vedetta che metteva tutti in fuga all’arrivo degli agenti.

Gli arresti Venerdì la polizia ha deciso di agire di nuovo: gli agenti hanno seguito e fermato uno dei tunisini che andava a comprare provviste per i complici. Si trattava di Fohed Ghina di 30 anni, che è scoppiato in lacrime perché appena uscito dal carcere, dove ha scontato un anno e 8 mesi. Prendere gli altri è stato più difficile.

Le donne complici I poliziotti si sono mescolati tra i clienti in fila per acquistare droga (70 in media al giorno, la cui maggioranza veniva da fuori provincia per la «roba buona di Max»), ma i pusher se ne sono accorti e sono scappati tra i rovi. Raggiunta la strada, uno di loro stava salendo in macchina con una donna ma è stato bloccato: si tratta di Faycel Mansri di 31 anni, pregiudicato. L’altro, il fantomatico «Max», è invece sgattaiolato fino a via XIV Settembre e anche lui «raccolto» da una donna in auto. La polizia lo seguiva, ma Max in zona Clinica Liotti se ne è accorto, uscendo dalla macchina e inscenando un inseguimento culminato con l’arresto vicino Case Bruciate. Il vero nome è Hafed Ayari di appena 22 anni. Entrambe le donne complici sono italiane, presumibilmente clienti.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.