di Fra. Mar.
Venticinque persone, tutte di origine nordafricana, coinvolte nell’operazione Diva della questura di Perugia, sono state rinviate a giudizio per corruzione. In udienza preliminare davanti al giudice Alberto Avenoso sono cadute le accuse di falso e di tratta di persone, reato pesantissimo, quest’ultimo, contestato solo a due imputati.
Un condannato Uno di loro, Mohammed El Khaloui, marocchino di 45 anni, difeso dall’avvocato Vincenzo Maccarone, è stato condannato con giudizio abbreviato a due anni di carcere (pena sospesa). Il sostituto procuratore Antonella Duchini aveva chiesto sei anni e otto mesi di reclusione. I legali hanno smontato l’accusa di tratta di persone contestando che di quelli che pagavano per avere il permesso di soggiorno non c’erano persone in situazione di bisogno. ALcune infatti erano pregiudicate e altre in Italia già da anni.
L’indagine L’indagine della polizia si è avvalsa di un agente sotto copertura che nel 2008 riuscì a ottenere 35 mila euro fingendo il rilascio di «permessi di soggiorno ideologicamente falsi». Tutti assolti dall’ipotesi di falso contestata dalla procura perugina. Si legge nel capo d’imputazione che tutti e 26 «in concorso tra loro hanno corrisposto all’ufficiale di p.g. in servizio presso la questura di Perugia, sotto copertura, ingenti somme di denaro, per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio consistente nel rilascio dei permessi di soggiorno in assenza delle condizioni legittimanti».
La diva L’operazione Diva trae il suo nome da una delle imputate, Ilhame Chouchane, la tunisina di 41 anni che soggiornava regolarmente in Italia e secondo l’accusa, comandava il gruppo criminale insieme al suo socio, un imprenditore italiano di origini marocchine, adesso condannato a due anni. La donna, difesa dall’avvocato Francesco Gatti però si dice innocente e vittima del suo amico. Per l’accusa invece era lei che si occupava di allacciare la rete di contatti in questura per gestire da “prima donna” la regolarizzazione degli stranieri. Il blitz scattò proprio in questura, in occasione di un finto scambio di soldi e permessi di soggiorno.
Le difese: nessuna corruzione Il processo per le 24 persone che sborsarono soldi per oliare un funzionario finto compiacente e avere il permesso di soggiorno, iniziera il 14 aprile 2014. Le difese sono pronte a dare battaglia per la contestazione della corruzione. Gli avvocati sostengono infatti che, essendo l’agente sotto copertura, non si è concretizzato realmente il reato di corruzione – reato per cui non è previsto dall’ordinamento la figura dell’agente istigatore.
