«Quando mi hanno sbattuto a terra il capo della banda e’ intervenuto e ha detto ‘è lui, l’allenatore’». L’ex allenatore del Perugia Serse Cosmi ha ripercorso in aula a Perugia la rapina in casa sua a Brufa avvenuta nel gennaio del 2011, per cui adesso a processo ci sono cinque rumeni.
Paura«Ho avuto paura di sentirmi male e quando gliel’ho detto mi hanno offerto un bicchiere d’acqua. Li ho rassicurati sul fatto che gli avrei dato tutto purché non facessero del male a mia figlia e a mia moglie». «Sono rimasti dentro casa 55 minuti e ci hanno portato via denaro, gioielli, orologi. Prima di andarsene hanno messo la refurtiva in un trolley della Louis Vuitton, l’unico oggetto ritrovato. Sarebbe stato meglio se avessi trovato tutto il resto».
Picchiato Cosmi venne anche brutalmente picchiato: «Mi hanno schiaffeggiato e colpito col calcio della pistola alla nuca ma non in maniera violenta, più che altro per intimidirmi e creare un clima di terrore. Ci hanno costretto a infilarci sotto le lenzuola del letto e mentre uno ci puntava la pistola minacciandoci anche con una chiave inglese gli altri giravano per le stanze della villa».
Le rapine Cosmi, parte civile con l’avvocato Michele Nannarone, ha guardato più volte oltre le sbarre della cella dell’aula in cui c’era Altin Hoxha, il bandito conosciuto col nome di occhi di ghiaccio che terrorizzò le vittime delle oltre dieci rapine che mise a segno a Perugia in quel periodo insieme alla sua banda.
