La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

In pratica, secondo quanto contesta la procura presso la Corte dei Conti dell’Umbria al numero uno dell’Adisu Maurizio Oliviero, avrebbero assegnato un incarico ad una dipendente della Regione che non aveva la necessaria qualifica. Cioè avrebbero attribuito un contratto di categoria D ad una donna che invece era inquadrata come categoria C. E questo, conti alla mano, avrebbe provocato un danno di 8.981 euro.

In aula L’udienza alla Corte dei Conti dell’Umbria si è tenuta mercoledì mattina e il procuratore Pasquale Principato ha chiesto che Oliviero e Stefano Capezzali siano condannati a risarcire i soldi che sarebbero stati spesi provocando un danno erariale. Perché, «la teoria delle difese secondo cui quei soldi sarebbero stati spesi ugualmente, è suggestiva», ha detto il procuratore, «ma non è veritiera». E questo lo spiega facilmente il magistrato: «Hanno voluto attribuire quel posto ad una categoria C che è stata pagata come una D, quando avevano ben 18 D che già prendevano quella somma e quindi potevano essere utilizzate per quella specifica mansione».

Esposto anonimo L’indagine della procura della Corte dei Conti è partita dopo un esposto anonimo molto dettagliato. Poi furono i carabinieri del Nas a ricostruire quanto accaduto. E in particolare ricostruirono che fu la stessa Regione a mettere in risalto l’operato sbagliato dell’Adisu e chiese anche un parere dell’avvocatura che evidenziò che non c’erano i presupposti per assegnare quel posto di categoria superiore ad una categoria inferiore. Tanto che la Regione stessa diffidò l’Adisu a prendere provvedimenti diversi. Per cui, pur sottolineando che si tratta di una «vicenda di modesta entità», il procuratore sottolinea la non correttezza dell’operato di Oliviero.

La difesa Il suo legale al contrario, insieme a quello di Capezzali, ha continuato a sostenere la bontà di questa decisione perché alla fine l’esborso monetario si sarebbe verificato ugualmente. Ma il procuratore ha anche sottolineato che la dipendente aveva già chiesto la mobilità dalla Regione all’Adisu l’anno prima. Insomma, oltre al danno monetario per il magistrato, c’era anche la volontà di farle un vero e proprio favore.

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