di Fra. Mar.
«Ti crea problemi se veniamo a pranzo ogni lunedì e non paghiamo?». Secondo il proprietario del ristorante “Le Cirque” di Santa Maria degli Angeli, erano state queste le parole usate dal luogotenente della Guardia di Finanza Daniele Scarpetta, nuovamente condannato insieme al tenente colonnello Delio Cardilli anche in secondo grado. La corte ha ridotto le pene da due anni e a un anno e cinque mesi.
Secondo grado In appello è stata derubricato il reato, da concussione ad induzione indebita a dare o promettere utilità, e quindi la pena è stata rivista da due anni a un anno e mezzo di reclusione, ma la condanna è comunque arrivata. In appello l’accusa è stata tra l’altro sostenuta da Claudio Cicchella, attualmente applicato alla procura generale, e che in primo grado aveva chiesto per i due imputati tre anni di reclusione a testa. Nella dura requisitoria aveva sostenuto che «dagli appartenenti alla guardia di finanza ci si aspetterebbe un comportamento diametralmente opposto a quello tenuto dal colonnello Delio Cardilli e dal luogotenente Daniele Scarpetta. E’ triste notare come anche in questo caso il sottoufficiale si sia speso per conto dell’ufficiale che sa perfettamente che ciò accade ma, nonostante ciò, rimane dietro le quinte».
La vicenda I due finanzieri vennero arrestati nel gennaio 2008 per aver «costretto o comunque indotto ad offrire utilità, rappresentate dal mancato pagamento di consumazione di pasti e cene un ristoratore promettendogli favori e coperture fiscali». Il ristoratore era Livio Fancelli, che poi si è costituito parte civile con l’avvocato Giovanni Picuti, li aveva denunciati a ottobre del 2007. A mettergli le manette ai polsi gli furono stessi colleghi.
La denuncia Il titolare di « Le Cirque» aveva testimoniato dicendo tra l’altro che « all’epoca della denuncia ho taciuto alcuni episodi per paura di ripercussioni». Secondo la sua denuncia dopo alcuni pasti, i due finanzieri gli chiesero apertamente di poter andare a pranzo ogni lunedì senza pagare, offrendogli in cambio un occhio di riguardo per i controlli. Fu così che iniziarono pranzi e anche cene con la famiglia gratuite. I due finanzieri avrebbero anche intimato all’uomo di ritirare la denuncia, fatto questo contenuto in una ulteriore querela del ristoratore.
«La Corte – dice il professor Brunelli, che difendeva i due imputati – ha riformato la sentenza di primo grado modificando il reato e diminuendo la pena. Quanto al reato, è stata escluso il più grave reato di concussione, perché è stata esclusa l’esistenza di una minaccia, anche implicita da parte dei finanzieri. L’errore in cui a mio avviso è incorsa la Corte consiste nell’aver applicato un reato, -induzione indebita a dare e a promettere-, (nuovo perché introdotto dalla legge Severino del 2012) che prevede necessariamente anche la pena per chi dà o promette, non solo per il pubblico ufficiale. Si tratta, infatti, di una ipotesi particolare di corruzione. Nel caso concreto però, chi ha offerto i pranzi, invece di essere condannato ha ricevuto il risarcimento del danno! La Corte non poteva fare diversamente perché non poteva trasformare la vittima in correo, dato che il reato è entrato in vigore dopo la commissione del fatto, ma avrebbe dovuto fare la stessa considerazione anche per i finanzieri, evitando di applicare a loro un reato che all’epoca dei fatti non esisteva. Il riconoscimento che è mancata qualsiasi forma di minaccia, anche implicita, e che il Fancelli ha offerto i pranzi per sua convenienza, avrebbe dovuto portare all’assoluzione dei finanzieri: costoro hanno commesso un fatto moralmente riprovevole (perché dovevano rifiutare l’offerta dei pranzi), ma che all’epoca non costituiva reato. E’ per questo che faremo ricorso per cassazione».
La parte civile «La sentenza di conferma pronunciata dalla Corte d’Appello di Perugia – ha detto invece l’avvocato di parte civile Giovanni Picuti – rende giustizia al coraggio mostrato da Fancelli nel denunciare le condotte poste in essere dai finanzieri, che hanno indebitamente abusato delle loro qualità e dei loro poteri per indurlo a fornire pasti per i quali non è stato corrisposto il prezzo. La parte civile è più che soddisfatta di come si sia concluso il processo d’appello. La Corte ha sostanzialmente confermato la sentenza del tribunale, modificando soltanto la qualificazione giuridica del reato di concussione, a seguito delle modifiche apportate dal legislatore successivamente alla sua pronuncia. Attendiamo le motivazioni del provvedimento, che si preannunciano appaganti e che comunque non potranno prescindere dal riconoscimento del grave e prolungato danno derivante dallo stato di soggezione psicologica, che ha provocato al Fancelli ingenti sofferenze. I danni verranno quantificati e richiesti nel loro esatto ammontare davanti al giudice civile».
