di Francesca Marruco
Un anno e quattro mesi di reclusione e 1.500 euro di provvisionale che non le restituiranno la serenità rubata da un marito violento che l’ha maltrattata per anni. E’ finita così la storia giudiziaria di U.S.L., un ingegnere congolese imputato per maltrattamenti in famiglia, condannato martedì mattina dal giudice Daniele Cenci.
Le due denunce A denunciarlo prima nel 2006 e poi nel 2007 era stata la moglie, una docente di lingua inglese, originaria dell’Inghilterra. L’essere investita deliberatamente dal marito e l’aver ricevuto un pugno in pieno stomaco in presenza del figlio più piccolo l’avevano portata a scegliere di denunciarlo. Gli episodi di violenza risalgono al 2000 quando in più occasioni la prese a calci e pugni, quando nei suoi confronti aveva quasi sempre un comportamento ingiurioso e minaccioso.
Già nel 2000 Nella denuncia la donna aveva ricostruito quanto aveva dovuto subire nel tempo e aveva raccontato che l’uomo «già nel corso del periodo di convivenza prima del matrimonio aveva dato segni di insofferenza e di violenza verbale e fisica contro di lei». In particolare già nel 2000,n recita sempre la denuncia «la donna aveva dovuto allontanarsi dalla loro casa per qualche settimana a causa del comportamento ingiurioso e minaccioso dell’uomo che l’aveva pure percossa con qualche schiaffo».
Prova ad investirla Nello stesso periodo accaddero un paio di episodi gravissimi, si parla anche di questi nella denuncia, «in una occasione durante una lite accaduta in giardino giunse a investire con la propria auto, colpendola e facendola cadere violentemente a terra. In un’altra occasione colpì la compagna con uno schiaffone facendola cadere a terra». Secondo quanto riferito dalla donna in aula, l’uomo l’aveva investita «per gelosia». Perché «voleva andare da quel mio allievo, di cui era gelosissimo, a chiedere, a capire, ma mi sono messa davanti all’auto e lui non ha esitato».
Violenza durante le gravidanze La violenza nei confronti della donna, secondo il racconto della stessa, si sarebbe mantenuta «solo verbale durante le gravidanze», ma «riesplose anche sul piano fisico intorno al 2004, quando ricominciò a colpirla con pugni e schiaffi durante le liti, inizialmente ogni due – tre mesi, e poi con frequenza maggiore a seconda dei periodi».
Il pugno allo stomaco «L’ultimo grave episodio- scriveva l’avvocato Simone Pillon che oggi rappresenta la donna come parte civile – si è verificato il 22 ottobre 2006, quando, nel corso dell’ennesima lite innescatasi perché la donna aveva spostato il telefonino del marito da una presa per poter attaccare il ferro da stiro, quest’ultimo – davanti ai figli – spaccò il ferro da stiro scagliandolo a terra con violenza, poi seguì la moglie in cucina, le strappò di mano un bicchiere d’acqua spaccandolo per terra e poi l’inseguì sulle scale, agguantandola sul corridoio del primo piano e colpendola con un violento pugno al ventre. A seguito del colpo ricevuto la donna si accasciò a terra con difficoltà di respiro mentre il figlio più grande strattonava il padre gridandogli di non fare del male alla mamma. La donna riuscì poi a divincolarsi e a fuggire a casa di una coppia di amici».
Gli insulti La donna poi cominciò a chiudersi a chiave nella propria camera durante la notte mentre di giorno subiva gli insulti dell’uomo che le diceva «puzzona, schifosa, troia, sporcacciona». Che la minacciava anche dicendo «Stai a vedere come va a finire la serata» o «tu entri e esci di casa quando lo dico io, guai a te se ti muovi di casa senza il mio permesso». Gliele sottraeva anche le chiavi della camera, e allora lei, per paura, metteva un mobile dietro la porta, per impedirgli di entrare.
Picchiata davanti ai figli Era stata lei stessa a testimoniare in aula il calvario patito: «una volta – aveva detto – mi ha dato uno schiaffo facendomi perdere conoscenza per qualche secondo. Mi picchiava anche davanti ai figli che hanno assistito a scene di violenza. Pugni, spinte – prosegue il racconto – tantoché i piccoli lo hanno tirato per un braccio dicendogli ‘lascia stare la mamma, non farle male’».
