Brigitta B

di Fra.Mar.

L’ex pornostar Brigitta Kocsis venne prima arrestata e poi liberata e successivamente prosciolta dal tribunale di Perugia dalle accuse di pornografia minorile e atti osceni per uno spettacolo hard che tenne in una discoteca dell’eugubino. E’ di poco tempo fa la decisione della Corte d’Appello di Perugia di accordare all’ex pornodiva, ora dj,un risarcimento per ingiusta detenzione. Un risarcimento di 17.911, 50 euro. Per undici giorni di carcere. Ben oltre quanto spettò a Patrick Lumumba per le sue due settimane in carcere additato di omicidio volontario.

Le date E infatti, a leggere l’ordinanza della Corte d’Appello di Perugia si capisce il perché: i conti sono sbagliati. O meglio, i conti sono giusti, ma alla Kocsis, (il cognome reale dell’ex poernostar), sono stati risarciti 71 giorni di detenzione. Ovvero 60 in più di quelli che realmente ha scontato. Basta controllare le date contenute nel dispositivo per capire: la Kocsis venne infatti arrestata il 23.05.2010, e vi rimase fino al 3.06.2010, ma nel dispositivo sta scritto che venne invece arrestata il 25.03.2010. E con il tre al posto del cinque, i giorni lievitano fino a 71. Facendo lievitare le spese per lo Stato di 14.347,20 euro. Calcolando dunque che per ogni giorno di detenzione i giudici abbiano accordato 238,82 euro di risarcimento, e che per i giorni di arresti domiciliari la somma deve essere dimezzata, quello che spetta realmente alla ex pornodiva, che tramite l’avvocato aveva chiesto 200 mila euro di risarcimenti, sarebbe 3.537,30 euro.

Il maxirisarcimento negato La difesa della Kocsis aveva giustificato una richiesta di risarcimento così esosa con le presunte serate mancate, saltate in seguito alla cattiva pubblicità dell’arresto. Ma i giudici della corte d’Appello di Perugia lamentano che la richiesta sia arrivata «senza fornire alcuna prova». «Nessun documento prodotto – scrivono infati i giudici – consente un raffronto tra i guadagni percepiti prima e dopo l’arresto». «La pubblicità data al fatto – proseguono i giudici nella loro ordinanza – non può considerarsi voce di danno particolare di cui tener conto per un aumento dell’indennizzo. Nell’istanza viene affermato che giornali e agenzie di stampa ponevano ‘il mostro in prima pagina’». Ma per i giudici, «non si può certo dire che i commenti e il modo di dare la notizia abbiano dipinto la Bulgari e il suo comportamento in termini negativi e tali da farla apparire come un ‘mostro’». Dunque nessun risarcimento da 200 mila euro, ma un ricarcimento comunque calcolato male, che non spetta alla Bulgari.

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