All’istituto penitenziario di Capanne di Perugia, mancano 64 agenti. Lo ha detto il vicecomandante della polizia penitenziaria nel corso del suo intervento alla celebrazione del 198 anniversario della fondazione della polizia penitenziaria. Il commissario Andrea Tosoni, ha quindi spiegato nelle specifico le assenze rispetto alla pianta organica che prevede 297 agenti.
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Diminuiti detenuti E’ stato invece il direttore del carcere Bernardina Di Mario, a spiegare che «è diminuito, rispetto agli anni precedenti, il numero di detenuti, ora 315 mentre nel 2013 erano 560 (439 nel 2014)». «La popolazione detenuta in questo istituto – ha spiegato Di Mario – è progressivamente diminuita per effetto degli interventi normativi. Gli stessi hanno determinato anche una radicale trasformazione: su 315 detenuti 211 sono condannati con sentenza definitiva».
I numeri Durante la celebrazione, il comandante Andrea Tosoni ha anche illustrato alcuni dati dell’attività operativa svolta lo scorso anno a Perugia con 43 denunce, 199 notifiche delegate dall’autorità giudiziaria, 41 verbali di sommarie informazioni. Otto i sequestri di droga fatti, 12 le perquisizioni straordinarie (un terzo con le unità cinofile). Controllate quasi otto mila celle e 12.480 i detenuti perquisiti tra la sezione maschile e femminile. La polizia penitenziaria è stata inoltrte impegnata in 1.181 traduzioni di detenuti (sei in aereo) e 28 piantonamenti.
Serve reparto in ospedale Il vicecomandante ha parlato inoltre della «necessità di allestire un reparto detentivo protetto» all’ospedale Santa Maria della Misericordia, che «consenta di coniugare le istanze di sicurezza provenienti dall’ amministrazione penitenziaria e dai cittadini (degenti, visitatori e dipendenti dell’ospedale), i quali spesso si trovano a dover assistere a situazioni di criticita” causate dai pazienti-detenuti».
Cambiato modello detenzione E’ stato invece il direttore del carcere di Perugia Bernardina Di Mario a spiegare che l’istituto penitenziario di Capanne «ha raccolto le sfide del cambiamento per superare un modello di detenzione sostanzialmente caratterizzata da passività e segregazione, in favore di nuovi percorsi di rieducazione e reinserimento sociale». Nello specifico la direttrice Di Mario ha spiegato che «la cella è il luogo del pernottamento» iperché durante il giorno sono impegnati in progetti di recupero. «La recente cena Golose evasioni – ha aggiunto Di Mario – è la prova di integrazione e coesione nel tessuto cittadino».
Magistrtura determinante «Determinante – ha sottolineato la Di Mario – l’intervento della magistratura di sorveglianza che ha sempre ampiamente condiviso e sostenuto i tanti progetti che hanno portato ad una diminuzione nelle richieste di farmaci ansiolitici da parte di detenuti, riduzione dei fenomeni di autolesionismo, aggressioni e scioperi della fame». «Il personale di questo istituto – ha evidenziato infine la Di Mario – ha dimostrato concretamente di essere consapevole che il cambiamento poteva passare solo attraverso le loro azioni, comportamenti, professionalità e umanità, ancor prima dell”intervenuta sentenza della Corte europea».
