Il primo dicembre Giornata mondiale contro l'Aids

Testimonianze scioccanti di persone malate di Aids che vivono in una casa di accoglienza nei pressi del lago Trasimeno che denunciano il pregiudizio dilagante nei loro confronti. Le loro parole, sono contenute in un articolo redatto dalle due giornaliste Nicole Di Giulio e Antonella Spinelli e pubblicato nella rivista redattoresociale.it, leggibile cliccando qui.  Le due giornaliste, come documentano le foto pubblicate, sono state alla Casetta Rossa, il centro «I tulipani» e hanno parlato direttamente con alcuni ospiti. Nato come centro per i malati terminali di Aids, adesso accoglie malati che vivono lì per anni, visto che- fortunatamente – ormai non si vive più di Aids.

Ho una figlia sana E’ un 60enne a raccontare di aver contratto il virus nel 1983 quando era un tossicodipendente in carcere.«Io – ha raccontato l’uomo -sono andato avanti, ho iniziato a fare un percorso per migliorare. Ho imparato due bei mestieri, il lavoro nei campi e quello in tipografia. Ho anche conosciuto una donna e ho avuto una figlia sana che oggi ha vent’anni».

Emarginazione E poi racconta dei problemi che ha incontrato quando ha lavorato: «Ho lavorato anche in una scuola, facevo le pulizie, ma ho avuto tanti problemi perché i genitori temevano che potessi contagiare i figli. La direttrice mi ha detto che era meglio seguire alcune linee di condotta: dovevo andare a scuola quando i bambini non c’erano e se andavo a lavorare la mattina, dovevo passare dalle scale sul retro per non farmi vedere. Mi sentivo isolato. Io però sono una persona come tutte le altre e questo non è giusto».

Nessuno vicino in chiesa «Nella mia vita precedente – racconta una donna – ero una donna che ce l’aveva fatta. Lavoravo anche 15 ore al giorno, pagavo le bollette e l’assicurazione dell’auto. Ero forte. Poi nella seconda vita – quella da sieropositiva – mi sono accorta che non potevo fare niente da sola. Io per fortuna ho una figlia e lei è stata la mia forza». E’ questa donna a raccontare che non va più in chiesa perché quando lo fa nessuno si siede vicino a lei. Inoltre, denuncia, nessun sacerdote è andato a fare la benedizione di Pasqua. Un’altra donna racconta invece che da poco è morto un ospite del centro e nessuno è andato ai suoi funerali,«neanche suo zio, che è un vescovo, è venuto a dargli l’ultimo saluto».

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