di Enzo Beretta
Otto mesi di reclusione è la pena patteggiata da un ex infermiere 63enne dell’ospedale di Perugia ritenuto colpevole dal giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti del reato di truffa e falso ideologico: si è assentato «circa 270 giorni» dal servizio «presentando certificati medici attestanti una falsa sindrome ansiosa depressiva» e «tacendo lo svolgimento di un’altra attività professionale autonoma quale titolare di una società» di comunicazione. Nelle carte dell’accusa è quantificato l’«ingiusto profitto» in 37.580 euro (mai restituiti) a fronte delle «significative entrate» derivanti dall’altro lavoro.
Ospedale e Inps indotti in errore I fatti contestati risalgono al periodo tra il 4 luglio 2011 e il 18 febbraio 2015. Secondo la Procura umbra mediante «artifizi e raggiri» l’imputato «induceva in errore l’Azienda ospedaliera di Perugia e l’Inps in ordine alla sussistenza dei presupposti di legge per la corresponsione dell’indennità di malattia» con «corrispondente danno per l’amministrazione dello Stato».
Falso stato di malattia Durante le indagini è emerso che l’imputato ha «presentato certificati medici attestanti un falso stato di malattia». «Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – è spiegato nella richiesta di rinvio a giudizio del Pm Mario Formisano – simulando disturbi di rilevanza psichiatrica e affermando falsamente di seguire una terapia farmacologica» il perugino «ha indotto il medico neurologico dell’ospedale ad attestare» in quattro certificati che «egli era affetto da ‘sindrome ansiosa depressiva di grado severo in terapia farmacologica’». L’imputato è difeso dall’avvocato Alessandro Vesi.
