Uno degli albanesi arrestati ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

«In due notti di lavoro possiamo guadagnare anche 1000 euro» diceva Perkola Eros, il capo dell’organizzazione criminale dedita ai furti, sgominata dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Perugia al termine di quattro mesi di indagini. Tredici fermi disposti dai pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e Gemma Miliani per una banda che quasi ogni notte usciva  «a lavorare», razziando anche 4 o 5 case in poche ore.

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Il lavoro «Lavorare», usavano questo termine tra loro per dire di andare a ripulire le case. I militari del tenente colonnello Pierugo Todini e del capitano Giovanni Rizzo li hanno intercettati quando dicevano: «Dobbiamo uscire per andare a lavoro», oppure «stasera non si lavora».  Il capo della banda si vantava anche che i suoi «iniziavano a lavorare alle 17.00 mentre gli altri lavorano più tardi»

Chi sono gli arrestati Dei tredici albanesi destinatari del decreto di fermo, infatti, solo uno aveva un permesso di soggiorno. Gli altri erano tutti clandestini e facevano solo qualche lavoretto saltuario in nero. In molte case in cui poi sono tornati per svaligiare. Per il resto, vivevano di quello che rubavano nelle case di Perugia e provincia. Colpi messi a segno solo in settimana, il sabato infatti andavano a ballare.

In sette in cella Dei tredici fermi, sette sono stati eseguiti martedì mattina, «non troppo presto come accade solitamente – hanno sottolineato in conferenza stampa i militari-  perché queste persone la notte escono per razziare le case». Gli altri verranno presto eseguiti. Alcune delle persone che mancano ancora all’appello sono scappate in Albania. Ma chi deve, sa dove andare a prenderli. Per ora in cella sono finiti: Salkurti Allaman, Perkola Eros, i due capi dell’associazione,  Roshi Behar,Markja Bashkim, Sinan Toci, Ndricim Hoxha e Bledar Kaci.   Salkurti in particolare si trova già in carcere perché arrestato in seguito agli scontri dell’otto maggio scorso in centro a Perugia. Faceva parte del gruppo di albanesi che aggredì a coltellate il tunisino.

Associazione a delinquere L’organizzazione specializzata in furti, si fondava su «uno stabile accordo al fine di commettere una pluralità di delitti di furto, ricettazione e quant’altro», osservano i pubblici ministeri che agli albanesi contestano l’associazione a delinquere. Talmente ben organizzati da gestire un parco macchine appositamente utilizzato per compiere delitti. Solo per uscire a fare il furto però. Per i sopralluoghi ne usavano altre, per non incorrere in incidenti di percorso. In un’occasione Perkola  «afferma di avere incaricato Bashkim di rubare altre 2 auto così da averne 5 a disposizione».

Gps, intercettazioni e pedinamenti Cinque auto rubate, e usate per rubare ancora. Auto su cui i militari del nucleo investigativo, di volta in volta,  piazzavano gps che gli permettevano di monitorare gli spostamenti dei ladri. E’ in questo modo e con le più tradizionali intercettazioni telefoniche e ambientali che i carabinieri hanno potuto individuare questa banda modulare che in meno di tre mesi ha messo a segno almeno 53 furti. E’ stato  il colonnello Pierugo Todini a spiegare in conferenza stampa che potrebbero aver commesso anche altri furti, e qualora le persone derubate dovessero riconoscerli devono denunciarli.

Il tenente colonnello Pierugo Todini e il capitano Giovanni Rizzo ( foto F. Troccoli)

Pedinamenti Oltre a gps e intercettazioni non sono mancati i lunghi pedinamenti e i lunghi servizi di osservazione che hanno permesso di individuare uno per uno gli autori dei furti. La banda prediligeva quelli  in abitazione, di notte, mentre le persone dormivano, ma non disdegnavano anche furti in negozi e furti di automobili. Qualche volta sono stati messi in fuga dai proprietari che si sono svegliati. In un’occasione una giovane studentessa si è svegliata perché ha sentito l’alito di qualcuno sul suo viso. Ha aperto gli occhi e si è trovato un uomo davanti. Si è messa ad urlare e lui è scappato.

Ricettazione Ma  la maggior parte delle volte hanno fatto quello che volevano. Rubando in totale merce per circa 150mila euro. Un po’ di tutto: oro, gioielli, contanti, elettrodomestici, ma anche scarpe, e 150 paia di occhiali portati via da un negozio di ottica. Merce che probabilmente veniva rivenduta al sud Italia. Come hanno potuto verificare  i militari che li hanno seguiti fino alla zona del casertano. La refurtiva veniva stoccata in garage e seminterrati. O nelle auto rubate anche quelle, mai nelle loro case. Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno anche potuto attribuire un furto avvenuto nel 2004 in una concessionaria di Foligno, in cui vennero rubate sette automobili non ancora immatricolate. In un caso, hanno anche rubato una pistola in casa di una guardia giurata, arma che non è stata recuperata.

Complicità I militari hanno anche voluto sottolineare il fatto che queste persone hanno cambiato molto spesso domicilio nei mesi in cui li hanno seguiti passo passo. Molti di loro si appoggiavano in appartamenti di persone italiane compiacenti. Spesso compagne, o amiche. Spostamenti talmente rapidi che martedì mattina uno degli albanesi da fermare, non era dove si pensava che fosse.

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