di Redazione Umbria24
«Ho fatto una cosa molto grave a mia moglie, venite». Mancano pochi minuti alle 16 quando Francesco Rosi compone il 112 dopo aver sparato due colpi di fucile alla moglie Raffaella Presta nella villa di via Bellocchio in cui vivevano con il loro bambino di sei anni. Carabinieri e ambulanza arrivano subito sul posto ma per la povera vittima non c’è nulla da fare. Colpita nel basso ventre da due fucilate, è morta dissanguata in pochissimo tempo.
VIDEO: SUL LUOGO DEL DELITTO
FOTOGALLERY: IL LUOGO DEL DELITTO
Gelosia Francesco Rosi, un agente di commercio di 43 anni, ha scelto proprio il giorno di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne per uccidere la moglie. Dei colpi di fucile al culmine di una lite, per gelosia, come spesso accade in questi troppo ricorrenti copioni di femminicidio. Erano insieme da moltissimi anni Raffaella e Francesco, e mercoledì pomeriggio, la tragedia nella casa di famiglia, in cui, fortunatamente in un’altra ala dell’edificio, si trovava anche il loro bambino di soli sei anni.
VIDEO: LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO FATTA DAI CARABINIERI
«Futili motivi» Stando alla ricostruzione fornita ai cronisti dal comandante provinciale dei carabinieri Cosimo Fiore, che ha chiamato Rosi «reo confesso» e secondo il quale alla base dell’omicidio ci sono «futili motivi», l’omicidio è maturato in ambito famigliare. I colpi hanno raggiunto l’avvocatessa, originaria del brindisino, nel basso ventre, quindi non nelle parti vitali, al culmine di un litigio mentre la 43enne si trovava nel corridoio. I due erano sposati da circa 20 anni. Sul posto anche il magistrato di turno Valentina Manuali.
La collega: era mamma perfetta «Raffaella – dice l’avvocato Marisa Marmottini con cui ha lavorato per qualche anno – era una collega esperta e scrupolosa. Una persona molto bella e solare e molto aperta. Era una madre perfetta, aveva allevato il figlio in modo ineccepibile. Lascia un grande vuoto».
VIDEO: ROSI VIENE PORTATO VIA DAI CARABINIERI
Lui non risponde Rosi nel tardo pomeriggio è stato poi portato in procura, dove è stato interrogato. Ma l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, su consiglio del suo avvocato Luca Maori, perché sotto shock. L’uomo è stato quindi arrestato in flagranza di reato per omicidio. Sabato è previsto l’interrogatorio di garanzia. Il legale, lasciando il luogo del delitto, ha detto ai cronisti che si tratta «di una immane tragedia. Ora bisogna solo pensare al bambino e ai suoi interessi». Il corpo della 40enne invece è sttao portato all’istituto di medicina legale dell’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria. Qui nelle prossime ore si terrà l’autopsia.
IL RACCONTO DELL’AMICA DI LEI: LE AVEVA ROTTO UN TIMPANO E LA FACEVA SEGUIRE
Marini «Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne – ha detto in un post su Facebook la presidente della Regione Catiuscia Marini -, piangiamo una giovane donna perugina uccisa dal marito. E come volete chiamarlo se non femminicidio? Questa è una vera emergenza sociale e culturale. Dobbiamo fermare questa strage delle donne uccise solo perché donne da uomini che dovrebbero garantirle relazioni civili, affettive ed umane. Nei prossimi giorni, d’intesa con altre istituzioni, assumerò una iniziativa pubblica per azioni concrete utili a tutelare le donne. Oggi il mio pensiero doloroso va a quel piccolo bambino di appena 6 anni che si trova la mamma uccisa da chi avrebbe avuto il dovere di proteggere il piccolo e la mamma. Sono addolorata come donna e come Presidente di una regione che non riesce a fermare questa odiosa strage di donne».
Romizi «E’ con enorme dolore e sgomento che apprendiamo la notizia dell’uccisione di una giovane donna, colpita nella sua abitazione proprio mentre si celebrava la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.L’Amministrazione – scrive il sindaco Andrea Romizi in una nota – comunale sta seguendo con attenzione quanto accaduto ed esprime profonda commozione e vicinanza alle famiglie coinvolte in una tragedia che trascina con sé anche un bambino di appena sei anni. La violenza tra le mura domestiche, spesso per mano di persone vicine alla vittima, è ormai un’emergenza sociale che pare inarrestabile. Sia personalmente che come istituzioni non possiamo assistere impotenti ai continui e crescenti episodi di femminicidio. Siamo tutti chiamati ad un rinnovato e sentito impegno, mettendo in campo ogni possibile iniziativa per fermare questa strage».
Porzi «Ancora una donna uccisa, proprio oggi, in una giornata in cui tutti noi siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno politico, istituzionale e civile contro la violenza sulle donne. A nome anche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria esprimo insieme al cordoglio e alla vicinanza al figlio e ai familiari della vittima, la nostra ferma volontà ad agire, nell’ambito delle nostre competenze, per mettere in atto tutte iniziative legislative e istituzionali per prevenire e contrastare questo inaccettabile fenomeno». Così la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi, che aggiunge: «È indispensabile agire, come istituzioni, sull’educazione all’affettività nel percorso scolastico perché si riescano a strutturare e condividere sani rapporti relazionali, basati sul rispetto e sul l’accoglienza delle rispettive diversità».
Cav «È con profondo dolore – scrivono le responsabili dei centri antiviolenza di Perugia e Terni – che oggi, proprio oggi, 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ci stringiamo nel più commosso cordoglio al figlio di Raffaella e alla sua famiglia. Difficile trovare parole che possano commentare l’ennesimo orribile femminicidio. Diciamo solo che non tolleriamo più queste morti. Troppe le donne uccise da uomini violenti. Troppi i bambini e le bambine che vivranno nel dolore senza una madre. Dobbiamo lottare ogni giorno tutti e tutte insieme: associazioni, istituzioni, forze dell’ordine, scuole, uomini e donne, per contrastare la violenza, insegnare il rispetto e la parità di genere. Nelle prossime ore non vorremmo ascoltare solo parole di cordoglio, ma concrete e responsabili prese di posizione, fuori da ogni strumentalizzazione politica e non vorremmo dover leggere i soliti luoghi comuni che ricorrono in queste drammatiche occasioni: termini quali “raptus”, “gelosia”, “delitto passionale” non fanno altro che distogliere l’attenzione dalla realtà dei fatti. L’ennesima donna è stata uccisa per mano di un uomo».
