
Le attività artigianali o le industrie «smaltiscono» i veleni nelle fogne o in pozzi che perdono e così dai rubinetti di casa esce acqua alla trielina. Con un’ordinanza firmata martedì dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali il Comune ha vietato l’uso di acqua per scopi idropotabili a Case Bruciate. La presenza della sostanza tossica e potenzialmente cancerogena è stata riscontrata dall’Arpa. «L’area interessata – spiega palazzo dei Priori in una nota -, fortunatamente di dimensioni piuttosto limitate, è ubicata nella zona di Case Bruciate, sul versante occidentale del colle di Monte Morcino, ovvero all’interno di un quartiere residenziale ad alta densità abitativa». Oltre al divieto di usare l’acqua, fino a nuove comunicazioni e allo scopo di evitare che il rischio possa estendersi, ci sarà anche quello di perforazione per creare nuovi pozzi d’acqua.
Smaltimenti illeciti La presenza di trielina nell’acqua non è ovviamente un fenomeno da collegare a cause naturali ma è la diretta conseguenza di uno smaltimento, si fa per dire, effettuato in barba ad ogni norma di legge. Spesso le sostanze tossiche infatti vengono buttate direttamente o nelle fogne o in pozzi che perdono. Da lì la sostanza tossica penetra fino alle falde acquifere. «Le attività artigianali o industriali – prosegue in una dura nota palazzo dei Priori -, mostrando un marcato disinteresse per la tutela dell’ambiente e, soprattutto, per la salvaguardia della salute dei cittadini, consapevolmente adottano metodi illeciti per lo smaltimento delle sostanze pericolose utilizzate nelle proprie attività».
Danno pagato dalla collettività «Come sempre accade, il danno ambientale causato da comportamenti individuali scorretti va comunque a gravare sull’intera collettività, ledendone prima di tutto il diritto di godere di un ambiente sano, protetto e sicuro. Non essendo possibile individuare i soggetti responsabili della contaminazione, la bonifica ed il risanamento dei corpi idrici contaminati che comunque richiederà tempi lunghi di parecchi anni, rimarrà a carico delle istituzioni pubbliche con conseguente aggravio di costi per l’intera comunità».
