di Francesca Marruco
Nove anni di reclusione. Anche una pena più dura di quanto richiesto dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che ne aveva sollecitati otto. Una pena pesante per un reato disumano. Un reato che racconta di un padre che dopo la separazione dalla moglie ha iniziato ad educare la figlia di undici anni ad essere la sua ‘donna’. Una violenza sessuale reiterata e continuata per mesi finché la bambina, undici anni all’epoca dei fatti, tra il 2008 e 2009, non chiede ad una sua compagna di scuola se è normale che un padre si comporti così.
Difesa L’imputato, un uomo di origine irachena, difeso dall’avvocato Sergio Foscoli, continua a dirsi innocente. Lo ha fatto anche davanti ai giudici Noviello, Volpe e Cataldo che martedì pomeriggio lo hanno condannato ad una pena esemplare. Ma la ragazzina durante le indagini aveva anche testimoniato con la formula dell’incidente probatorio e aveva raccontato con dovizia di particolari quella storia agghiacciante di un padre che rimasto solo con i due figli, ‘educa’ la femminuccia ad essere la sua donna.
Il fatto «Mi spogliava, mi faceva la doccia, mi toccava, mi baciava e mi chiedeva che io facessi le stesse cose a lui» aveva detto la piccola, rappresentata nel processo dall’avvocato Marta Covino, nominata dal Comune di Passignano subito dopo che i bambini vennero tolti dalla casa paterna. All’inizio, secondo quanto aveva raccontato la bambina, le avrebbe chiesto di dormire con lui nel letto matrimoniale. Solo dopo un po’ di tempo sarebbero iniziate le proposte che alle orecchie della bambina erano solo strane, a quelle di un adulto erano abominevoli.
La confidenza Quando le maestre della scuola in cui andava, avevano sentito la piccola chiedere ad alcune sue compagne se era normale che si comportasse in quel modo, non ci hanno pensato due volte ad andare a fondo della vicenda. Avevano chiesto alla bambina di raccontare loro tutto quello che accadeva in casa sua dopo che la mamma se n’era andata, e il racconto era stato choccante: mesi e mesi di violenze reiterate.
Via dall’incubo Le maestre hanno fatto il loro dovere e hanno messo in moto la macchina che dapprima ha portato via i bambini da quella casa, trasferendoli in una casa famiglia, in cui ancora si trovano, poi ha denunciato l’uomo all’autorità giudiziaria. Quell’uomo da cui era scappata anche la moglie. «Una sera ero andata a letto e avevo lasciato la porta socchiusa – aveva raccontato la ragazzina- Ho visto mamma e papà che litigavano e lui che la picchiava. Mia madre urlava arrabbiata che papà le aveva rotto il naso e stava sanguinando». Poco dopo la mamma era sparita e non si era più fatta viva.
