Il tribunale penale di Perugia

di Enzo Beretta

Assolta, perché il «fatto non sussiste», l’insegnante di scuola media finita sotto processo con l’accusa di aver compiuto atti sessuali con uno studente minorenne. I fatti contestati risalgono ai primi mesi del 2010 ma solo sette anni dopo il primo collegio del tribunale di Perugia (presieduto da Gaetano Mautone) ha emesso la sentenza. La professoressa di italiano e storia, 45 anni, era accusata di aver «compiuto atti sessuali con un minore di 14 anni» che le era stato «affidato per motivi di istruzione». Le contestazioni riguardavano baci sulla bocca e palpeggiamenti. Il giovane, parte civile attraverso gli avvocati Carlo Bizzarri e Giangabriele Binaglia, sostituiti stamani dalla collega Simona Fratini, aveva raccontato che la donna gli aveva avvicinato la mano sul seno scandendo la frase: «Se vieni a casa mia ti porto a letto e ti faccio impazzire». Alle parti civili non è stato liquidato alcun risarcimento.

La prof a processo L’imputata, contro la quale il pm Giuseppe Petrazzini aveva chiesto una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione, non era in aula al momento della lettura del dispositivo. Nella precedente udienza i suoi legali Luca Patalini e Diana Iraci Borgia avevano concluso l’arringa sollecitando l’assoluzione.

GLI SMS: «SE ANDIAMO A LETTO TI FACCIO IMPAZZIRE»

Una «tempesta» di telefonate Tra i vari testimoni della difesa sentiti in aula durante il processo anche un insegnante e alcuni compagni di classe dell’alunno. Il primo ha raccontato ai giudici dei numerosi squilli che riceveva l’imputata sul cellulare da parte della persona offesa, una tempesta «incessante» che terminava solo quando lei lo richiamava. Come faceva quell’alunno ad avere il numero di cellulare della prof? L’insegnante lo aveva dato a tutta la classe – è stato riferito dai compagni -. Nel corso dell’anno scolastico la prof di italiano e storia aveva discusso con l’insegnante di inglese perché si sarebbe vestita troppo scollata. Tra alunni non mancavano le battute sul «seno» e sulle «cosce».

Le voci dei protagonisti «Siamo soddisfatti che il collegio abbia riconosciuto l’insussistenza dei fatti – ha dichiarato Patalini -. Il ragazzo ha travisato l’atteggiamento di disponibilità della professoressa nei confronti di tutti gli alunni della classe per ottenere buoni risultati sotto il profilo didattico». L’imputata – si apprende in ambienti difensivi – dopo un procedimento disciplinare è tornata a insegnare in una scuola. «Attendiamo di leggere le motivazioni – hanno aggiunto i legali di parte civile Bizzarri e Binaglia -. Siamo stupiti per l’inaspettato epilogo della vicenda processuale».

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