Allarme bomba nella sede Equitalia

di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli

L’allarme bomba è falso ma la paura per chi lavora in Equitalia è verissima. Gli impiegati si sentono al centro del mirino in un ingranaggio più grande di loro. E così la telefonata che avverte di un ordigno va a toccare un nervo palesemente scoperto.

«C’è una bomba in garage» Il telefono alla sede Equitalia di via Settevalli, a Perugia, dove lavorano circa 60 dipendenti, squilla alle 11.50. Una voce anonima, nessuna sigla né qualifica di nessun genere, dice direttamente al direttore che c’è una bomba in garage, sotto l’edificio dove si trova anche il supermarket Superconti. Immediatamente vengono avvertite le forze dell’ordine. Sul posto arriva la Digos e gli artificieri dei carabinieri: l’edificio viene evacuato per sicurezza.

Falso allarme Dopo circa un’ora di controlli serrati si scopre che si tratta di un falso allarme. Accade lo stesso contemporaneamente nella sede di Parma, a Capodanno era accaduto a Modena. La telefonata, scoprono gli inquirenti, è partita da una cabina. Un atto intimidatorio, che per il responsabile se preso costerà un’incriminazione per procurato allarme.

Resta la paura Tra i dipendenti, però, c’è nervosismo e paura. C’è chi si lascia andare: «Siamo seriamente preoccupati – dice il direttore Antonio Crisanti – perché non riusciamo a capire quest’aggressione nei nostri confronti, siamo spettatori di una situazione che ci preoccupa: non vorremmo che sia l’inizio di qualcosa che metta a repentaglio l’incolumità di tutti». Si parla di «linciaggio mediatico» che coinvolge anche i contribuenti. Una situazione non semplice da gestire in un clima che è tutt’altro che sereno.

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