di F.M.
Aveva denunciato due carabinieri per stupro, ma i risultati delle indagini scientifiche l’avevano smentita. E adesso è lei che siede davanti al gup carla Giangamboni con l’accusa di calunnia. O meglio, non siede, perché martedì mattia lei in aula non c’era. Ma gli inquirenti l’hanno finalmente rintracciata e l’udienza è stata quindi solo rinviata per poter effettuare le notifiche al domicilio eletto dalla donna.
La denuncia La ragazza, una prostituta che viveva a Perugia, era andata in questura la notte tra l’11 e il 12 marzo del 2012 dicendo di essere stata costretta a subire un rapporto sessuale da un carabiniere in divisa che l’aveva controllata mentre era con un cliente. Secondo il racconto della ragazza, la pattuglia dei carabinieri sarebbe arrivata mentre lei era con un cliente e dopo averlo mandato via, un carabiniere avrebbe preteso da lei un rapporto, mentre l’altro sarebbe rimasto in macchina ad aspettare.
I risultati Il giorno dell’udienza in cui si sarebbe dovuto effettuare il riconoscimento dei deu militari però, la donna non si presentò, e anzi, al suo posto arrivarono i risultati della polizia scientifica disposti sugli indumenti sequestrati alla donna. E le evidenze scientifiche lasciarono poco all’immaginazione: non c’era Dna del militare né sui suoi slip o sul salvaslip. Come non c’era traccia di sperma nei cinque tamponi vaginali che le sono stati fatti. Il pm avanzò quindi richiesta di arcchiviazione per i due militari, assistiti dall’avvocato Alessandro Vesi. E iscrisse lei nel registro degli indagati con l’accusa di calunnia. La donna era sparita dalla circolazione e solo ora gli inquirenti sono riusciti a localizzarla. In tempo per l’udienza preliminare.
