di Francesca Marruco
Sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo in seguito alla morte di Antonio Sportoletti, il vetraio deceduto mercoledì pomeriggio in un cantiere di San Mariano di Corciano. Si tratta del proprietario della ditta di costruzioni che ha costruito lo stabile, il responsabile della sicurezza del cantiere, l’appaltatore e il coordinatore dei lavori. Alcuni degli indagati sono difesi dagli avvocati Claudio Lombardi e Adele Lerose.
L’autopsia Il magistrato di turno Gemma Miliani aveva disposto l’autopsia, effettuata venerdì dal dottor Lanci perché una morte tanto assurda, per un pericolo non segnalato va analizzata, e se qualcuno anche involontariamente ha fatto qualcosa per causarla, va individuato. Sabato verranno invece celebrati i funerali dell’uomo che è morto cadendo nella tromba di una scalinata a chiocciola non ancora montata.
La morte nel cantiere Sportoletti era andato sul cantiere, una palazzina praticamente ultimata, insieme al figlio per controllare il lavoro che avrebbero dovuto fare, quello appunto di montare i vetri alle finestre. Erano già risaliti in macchina per andare via quando l’uomo era voluto nuovamente entrare all’interno dello stabile per controllare qualcosa. Dopo un po’ il figlio ha iniziato a preoccuparsi ed è andato a controllare trovando il padre in un lago di sangue sul pavimento dei garage.
Il segnale rimosso Secondo quanto poi è stato ricostruito dai carabinieri di Corciano che sono intervenuti sul posto, l’uomo aveva aperto una porta che dava sulla tromba delle scale. La porta sarebbe stata montata proprio il giorno prima, ed è da lì che sarebbe stato tolto un divieto che segnalava il pericolo per la tromba delle scale vuota.

