di M.R.
Era il novembre del 2019 quando ai cacciatori della squadra ‘Macchie Aquila Tucano’ era stata contestata una serie di infrazioni che hanno portato alla sospensione della loro autorizzazione all’esercizio della caccia. In particolare i carabinieri forestali avevano accertato ilrasporto di un fucile in auto non custodito. Questa infrazione, sebbene commessa da un singolo membro, è stata ritenuta dall’Ambito Territoriale di Caccia (Atc) motivo per diffidare e poi sospendere l’intera squadra.
Attività venatoria I cacciatori si sono quindi rivolti al Tar, ottenendo l’accoglimento parziale del loro ricorso, nello specifico quello relativo alla parte risarcitatoria dato che la sospensione autorizzativa era stata nel frattempo superata. Il danno risarcibile era stato calcolato correlato alla impossibilità di svolgere l’attività venatoria nel periodo di sospensione (circa un terzo della intera stagione di caccia al cinghiale), quindi ai singoli componenti della squadra andava riconosciuto un terzo delle spese sostenute per ottenere l’autorizzazione all’attività venatoria nell’Atc resistente; ulteriori spese sostenute per l’esercizio della caccia in altri ambiti territoriali. L’Atc 3 ha allora proposto appello, ma al Consiglio di Stato ha incassato un secondo ko.
