Andrea Pazzagli

Il Perugia calcio si stringe alla famiglia e piange la morte di Andrea Pazzagli, stroncato da un malore, probabilmente un infarto domenica mattina mentre era con la famiglia a Punta Ala, in provincia di Grosseto.

Il cordoglio biancorosso Pazzagli aveva giocato in biancorosso dal 1984 al 1986 in serie B, disputando 76 gare e subendo 64 reti. Roberto Damaschi, il presidente della società che il prossimo anno disputerà il campionato di seconda divisione di Laga pro, si è detto «addolorato per la prematura scomparsa a 51 anni di un giocatore che a Perugia aveva lasciato un ottimo ricordo». «Non lo conoscevo direttamente – ha detto – ma quando lui vestiva la maglia delPerugia io ero in curva nord a tifare per i colori biancorossi. Oggi avverto che è un giorno triste per il mondo del calcio e per i tifosi del Perugia in particolare. Da sostenitore biancorosso sono stato sempre orgoglioso che dopo le due stagioni a Perugia si sia potuto lanciare un una grande carriera». Pazzagli aveva trascorso in Umbria la settimana dal 3 al 9 luglio scorso, a Marcellano di Gualdo Cattaneo, come preparatore dei portieri del centro estivo del Milan Camp, al quale avevano preso parte una ottantina di giovani calciatori.

Chi era Pazzagli era nato a Firenze il 18 gennaio 1960, cresciuto nella Primavera della Fiorentina, si era poi messo in luce nel Perugia e nell”Ascoli, raggiungendo la consacrazione nel Milan di Arrigo Sacchi, nelle stagioni tra 1989 e il 1991, durante le quali ha contribuito alla conquista di una coppa dei Campioni, di una Supercoppa italiana, di due Supercoppe europee e due Intercontinentali. Aveva giocato anche con Bologna e Roma e infine in C1 con il Prato. Una volta chiusa la carriera è stato allenatore dei portieri nel Milan e nella Fiorentina per poi entrare stabilmente, dal 2001, nello staff Azzurro. Mercoledì prossimo doveva essere a Coverciano per una riunione con lo staff della Nazionale Under 20. Tra le sue passioni anche la musica: era un apprezzato cantautore, il suo ultimo album, ”Spero che esistano gli angeli”, era strato premiato con un diploma ad honorem per i contenuti da Mogol. Lascia la moglie e tre figli, il più piccolo di 8 anni. La più grande è una femmina mentre Edoardo, 22 anni, anche lui anche lui portiere, proprio in questi giorni è rientrato in Fiorentina.

Nel Milan di Sacchi Portiere, preparatore di portieri (nel suo caso quelli della nazionali under 16, 18 e 20) ma anche cantautore di successo e scrittore. Andrea Pazzagli, il classico ‘gigante buono’, era un po’ tutto questo, un ragazzo che dalla natìa Firenze era partito alla conquista del pianeta del pallone, fino ad arrivare sul tetto del mondo: era infatti lui il n.1 del Milan degli invincibili che nel 1990 vinse la Coppa Intercontinentale a Tokyo a spese dell’Olimpia di Asuncion. Per questo la morte così improvvisa ha toccato nel cuore tutti i suoi ex compagni e amici di oggi, da Franco Baresi ad Arrigo Sacchi, maestro di quel Milan e che ora aveva di nuovo incrociato la sua strada con Pazzagli, da coordinatore della nazionali giovanili: scioccato dalla notizia, l’ex ct azzurro si è chiuso in un silenzioso dolore. Nella prefazione del suo libro (uscito nel 2009) ”Una vita da Pazz…agli”, il rossonero di quella squadra di ‘Invincibili’ spiegò che l’argomento trattato era la «vita pubblica e privata di un portiere di calcio. La strana carriera di un portiere e della sua famiglia dalla polvere all’altare e ritorno».

La musica E nell’introduzione teneva a precisare: «scrivo canzoni da molti anni e le canto accompagnandomi con la mia chitarra». Era bravo anche in questo, tanto da arrivare al secondo album e ad essere premiato dal grande Mogol. «Nutriva un amore irrefrenabile per la musica – ha ricordato il suo ex capitano Franco Baresi -. Era un artista dentro e fuori dal campo, perché esprimeva la sua imprevedibilità e la sua fantasia anche nella musica. Al Milan era stimato e amato da tutti, era sempre allegro e non faceva pesare niente. Averlo come compagno di squadra è stata una fortuna». Da buon toscano aveva sempre la battuta pronta, e altrettanto pronto lo era di spirito. Non ha mai fatto storie quando si è trattato di fare il ‘dodicesimo’, nel suo caso al conterraneo e quasi coetaneo Giovanni Galli, mentre a Perugia ed Ascoli, dove aveva giocato prima di andare al Milan, aveva trovato il modo di farsi apprezzare da titolare.

La figurina Su ebay si trova ancora in vendita la sua figurina Panini (dell’album ’84-’85) di quando giocava con la squadra umbra, accoppiata a quella del difensore Corrado Benedetti. I primi ricordi, come scrisse nel libro, non erano di tipo calcistico, ma legati all’alluvione di Firenze del 1966, quando la famiglia Pazzagli ospitò nel suo appartamento le famiglie dei piani di sotto, «con tutte le cose che erano riuscite a salvare da quell’acqua putrida». Poi venne il calcio, preferito al ‘primo amore’ del motocross, con la scelta quasi per scherzo di giocare in porta e poi una carriera che nemmeno avrebbe osato sognare. Si erano ricordati di lui anche adesso, ed a Coverciano gli avevano dato tanti giovani portieri azzurri da crescere: mercoledì prossimo avrebbe dovuto essere nella sua Firenze per una riunione con lo staff della nazionale Under 20. Invece non c’è più, e lascia un’eredità pesante, umana e non solo calcistica.

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