di C.F.
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Palazzi della Posterna, via all’appello bis ma è subito rinvio. Si è aperto di fronte alla Corte d’appello di Firenze il processo a carico di sei tra costruttori, progettisti, tecnici e dipendenti comunali, tutti imputati per abuso edilizio e deturpamento di bellezze naturali. Ma in aula si è rimasti soltanto pochi minuti, giusto il tempo di rilevare la mancata acquisizione da parte della procura generale di una serie di documentazione e rinviare l’udienza al 16 luglio.
Incombe prescrizione La prescrizione dei reati contestati è fissata per novembre, come spiegato nelle motivazioni della sentenza dalla Corte di Cassazione che alla fine di gennaio ha giudicato fondato il ricorso presentato dalla procura generale di Perugia, contro la sentenza con cui la Corte d’appello di Perugia ha assolto Rodolfo Valentini, Francesco Demegni, Alberto Zanmatti, Giuliano Maria Mastroforti e Paolo Gentili, assistiti dagli avvocati Massimo Marcucci, Manlio Morcella e Nerio Zuccaccia e condannati in primo grado dal tribunale di Spoleto.
Motivazioni Cassazione I giudici di Cassazione hanno ritenuto erronea l’interpretazione dello strumento di perequazione urbanistica e di conseguenza dell’indice di edificabilità dell’area, seppur previsto dal Piano particolareggiato di ristrutturazione urbanistica e dalle concessioni comunali: «La ragione che supporta l’assoluzione in appello perché il fatto non sussiste – si legge nelle motivazioni – è identificabile nella censura delle modalità di accertamento». Ergo: «La fondatezza del ricorso è più che evidente, anche se l’odierna tendenza architettonica consisterebbe nel creare netti contrasti nel tessuto antico, un edificio di entità volumetrica e di aspetto moderno in una zona vincolata non si poteva costruire».
L’altra partita giudiziaria Ma la battaglia di fronte ai giudici della Corte d’appello di Firenze non è l’unica in corso. Già, perché sull’area a ridosso della cinta muraria un paio di settimane fa è arrivata anche la sentenza del Tar dell’Umbria che ha ritenuto la società Findem, la stessa che ha presentato ricorso, titolare di parte delle metrature su cui il Comune ha realizzato il parcheggio multipiano a servizio del primo stralcio della mobilità alternativa. Secondo i giudici amministrativi l’accordo stipulato tra le parti nel 2000 non è mai stato perfezionato. L’Ente nei giorni scorsi ha impugnato la sentenza di primo grado di fronte al Consiglio di Stato.
