di Francesca Marruco

«Se l’udienza preliminare non viene fissata e celebrata  entro il mese di settembre, Pietro Cesarini uscirà di galera. Sarebbe uno schiaffo alla giustizia e sarebbe come far morire Ovidio due volte». Il grido d’allarme arriva dall’avvocato Luca Maori che assiste la madre di Ovidio Stamulis, Florentina.

Il rischio Con il decreto Severino infatti il tribunale di Orvieto,  al momento,  è stato soppresso e cesserà le attività il 13 di settembre. Tutto passerà a Terni, ma, nelle more del passaggio, come spesso purtroppo avviene in Italia,  ci potrebbero essere delle lungaggini, che in questa udienza preliminare non si devono verificare. E per ora, stando a quanto dice il legale, «non ci sono direttive in merito». Dunque, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Orvieto dei giorni scorsi, è più che mai impellente che venga fissata una data. E che venga celebrato il processo, altrimenti Cesarini uscirà.  Tutto è appeso al riordino del taglio dei tribunali che dopo l’approvazione di un ordine del giorno in senato, potrebbe essere rivista dal Governo in extremis, entro cioè il 12 settembre, data in cui, tra gli altri, dovrebbe essere soppresso il tribunale di Orvieto.

Le accuse Perché non sarebbe possibile che un uomo come quello, un reo confesso arrestato perché ha ucciso a colpi di mattarello il figliastro, esca di galera. La richiesta di rinvio a giudizio firmata Chiara Capezzuto della procura di Orvieto è una galleria degli orrori. Pietro Cesarini è accusato di aver ucciso il povero Ovidio «sfondandogli la calotta cranica». Cesarini è accusato anche di maltrattamenti, secondo le risultanze investigative, «percuoteva abitualmente entrambi ( Ovidio e la madre, ndr)con schiaffi, calci e pugni, in una occasione usando anche un coltello per ferire Ovidio, inoltre costringeva la moglie, con la forza fisica e con minacce a compiere e subire atti sessuali, non astenendosi da tali violenze neanche quando era incinta».

Costretta a fare sesso Una volta, circa due  mesi prima del tremendo omicidio, Cesarini aveva «costretto la moglie a rapporti sessuali, anche anali, afferrandola per i capelli e per la gola, nonostante il suo espresso diniego. Con l’aggravante della crudeltà perché la persona offesa era appena stata dimessa dall’ospedale per un blocco intestinale ed era ancora dolorante e convalescente».

Coltello alla gola La crudeltà si evince anche da un altro episodio in cui Cesarini «ha intimato alla moglie di spogliarsi per avere rapporti sessuali con lui ed aver ricevuto un rifiuto, con violenza consistita nell’afferrarla per i capelli e con minaccia consistita nel puntarle alla gola un coltello, la costringeva a subire e compiere atti sessuali durante i quali ripeteva continuamente che lei era la sua schiava e che doveva fare tutto ciò che lui voleva».

Madre altra vittima «Florentina – dice ancora l’avvocato Luca Maori – è una vittima quanto Ovidio. Una vittima scampata. Per questo non accetto quello che è stato detto nei giorni scorsi dalla signora Mencaroni. Anzi Maria Cristina Mencaroni ha detto una cosa gravissima: se è vero che lei e altre persone sapevano di un episodio di tentata violenza sessuale nei confronti di Ovidio da parte di Cesarini, avrebbero dovuto denunciare. Se è vero che lo hanno invitato a non raccontarlo, sarebbe una cosa folle. Questo comitato che si sta formando, anche con la pro-loco, vuole portare avanti un’etichetta sponsorizzata da Ovidio non avrà posto in un processo penale».  Intanto il tempo scorre, e il mese di agosto non è quello migliore per accelerare alcuna pratica. Ma questa volta chi può, deve fare uno sforzo per evitare una cosa che nessuno vorrebbe trovarsi a raccontare.

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