di Francesca Marruco
«Hanno impartito istruzioni di chiudere a chiave gli ospiti con problematiche comportamentali, di alzare i malati prima delle 5.30 per consentire all’unica persona di turno la notte di eseguire le operazioni di di igiene della persona». «Hanno omesso di chiedere il ricovero di pazienti in grave stato di malattia, fornendo quantitativi di cibo insufficienti e facendo utilizzare farmaci scaduti e ausili sanitari in cattivo stato di conservazione».
Le accuse Il capo d’imputazione contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Terni Pierluigi Panariello nei confronti dei gestori della casa di riposo di Terni Villa Maria Luisa è un pugno nello stomaco, e a leggere le successive quindici pagine è solo il preludio all’orrore. L’orrore, le angherie e le umiliazioni che hanno dovuto sopportare dei poveri anziani, rei di essere finiti in una casa di riposo lager. Per questi episodi, per cui nove persone sono finite iscritte nel registro degli indagati, alcune destinatarie di misura cutelare, con accuse quali maltrattamento e somministrazione di farmaci scaduti.
Chi Gli ultimi provvedimenti sono scattati mercoledì: i domiciliari sono disposti nei confronti di due donne: la 64enne Franca Manciucca, operatrice sanitaria, e la 73enne Maria Luisa Massoli. Quest’ultima, oltre a far parte della società Villa Maria Luisa srl insieme al marito, il 73enne Rodolfo Vitali già ai domiciliari, è indicata dagli inquirenti come ‘gestore effettivo’ del personale impiegato all’interno della casa di cura. Contestualmente l’amministratore unico della società ‘Villa Maria Luisa srl’, il 46enne Sandro Vitali, è stato colpito dal divieto di avvicinamento alla struttura. Ci sono altre quattro persone già arrestate per la stessa indagine.
Risparmiare su tutto «L’imperativo categorico che ispirava la politica aziendale – scrive il gip nell’ordinanza – era il risparmio a tutti i costi, al punto che molti dei soggetti sentiti a s.i.t. (a sommarie informazioni testimoniali, ndr) e durante gli interrogatori di garanzia, hanno riferito che, a causa della penuria che regnava nella struttura sono stati costretti a portare personalmente alimenti, presidi sanitari, prodotti per l’igiene intima e ingaggiare vere e proprie dispute con i titolari della struttura persino per ottenere medicinali per i degenti, l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno. Tali dispute peraltro erano sempre condotte nel timore del licenziamento, che veniva paventato dai titolari nei confronti di quanti si ribellavano al sistema dei soprusi».
Non chiamare subito il 118 «Le disposizioni impartite da Massoli Maria Luisa e Vitali Rodolfo agli operatori della casa di cura erano di estrema gravità: essi imponevano alle dipendenti di chiamarli ad ogni emergenza, ma prima che fosse richiesto l’intervento del 118, al fine di ritardare eventuali ricoveri in ospedale, in quanto gli stessi avrebbero comportato minori guadagni», visto che il pagamento della retta è subordinato all’effettiva permanenza nella struttura. Un’operatrice ha raccontato di un episodio in cui una donna anziana, che aveva bisogno di cure tempestive, era stata soccorsa dal 118 solo due ore dopo e solo per l’insistenza dell’operatrice stessa che, il giorno dopo, «venne aspramente rimproverata dalla Massoli per l’insistenza con cui aveva voluto chiamare il medico e fu invitata a tenere una condotta diversa».
Immobilizzati La stessa operatrice ha fornito agli inquirenti (le indagini della guardia di finanza sono state coordinate dal pm Elisabetta Massini) una foto in cui si vedono anziani «costretti all’immobilità in modo tale da poterli gestire con una sola unità in servizio e risparmiare sulle spese del personale». Altri dipendenti, hanno anche riferito di un uso «sproporzionato di farmaci calmanti al fine di sedare gli anziani e ridurre il lavoro degli operatori che li dovevano accudire».
Lasciata morire contro un muro Franca Manciucca, difesa dagli avvocati Francesco Crisi e Carlo Moroni, definita «la peggio», avrebbe «schiaffeggiato, in occasione dello spostamento dal letto alla sedia a rotelle», la stessa anziana che poi avrebbe lasciato morire sola, seduta su una sedia a rotelle rivolta verso il muro, «senza che nessuno se ne accorga fino a quando a mezzogiorno la vede un’altra dipendente».
Avanzi di cibo Secondo le accuse e l’ordinanza di Panariello, in ordine al ruolo di Vitali e Massoli, i proprietari difesi dagli avvocati Masimo Proietti e Grazia Biscossi, «è emerso non solo che il cibo era scarso e di pessima qualità (venivano dati avanzi frullati nel pappone), non solo che il riscaldamento era elemosinato e la televisione interdetta, ma anche che nessuno svago veniva dato a questi anziani e che la Massoli annotava falsamente attività ludiche mai effettivamente poste in essere presso la struttura».
A tavola se non mangiavano Come ai bambini che fanno i capricci, li facevano anche stare seduti a tavola fin quando non finivano quello che avevano nel piatto. Anche se non avevano fame. Per non si sa quale assurdo motivo. Peccato che fosse solo l’ennesima delle umiliazioni subite da questi poveri anziani finiti in un posto che di amorevole non aveva nulla.
