di Iv. Por.
Alcuni casi di infezioni febbrili determinati da un germe rilevato nelle sacche di alimentazione per immunodepressi sono stati registrati all’ospedale di Perugia.Dopo le segnalazioni di alcuni parenti di pazienti, i carabinieri hanno prelevato alcuni campioni e documenti per verificare la situazione. Dalla direzione giungono segnali di massima rassicurazione: nessun rischio.
Sopralluoghi del Nas Nei giorni scorsi i carabinieri dela Nas hanno visitato l’ospedale per prelevare sacche di alimentazione preparate in Farmacia e documenti a seguito di un esposto di parenti di pazienti che si sono rivolti all’autorità giudiziaria per il verificarsi di alcune infezioni febbrili in pazienti immunodepressi nutriti attraverso sacche preparate in ospedale. L’indagine è tuttora in corso.
Niente allarmismi La direzione del Santa Maria della Misericordia «al fine di evitare allarmismi» comunica attraverso una nota che «nei giorni scorsi è stato isolato dal sangue di alcuni pazienti un germe appartenente alla famiglia delle Enterobacteriacee, che ad una analisi molecolare risulta compatibile con il microorganismo Protoea Agglomerans. Tale microorganismo è diffuso nell’ambiente come un comune agente di malattia delle piante, e normalmente non è causa di malattia per l’uomo; lo può divenire in circostanze particolari quali quelle rappresentate da pazienti immuno-depressi o in condizioni generali molto critiche».
Nessun pericolo Secondo quanto riferisce l’ospedale gli isolamenti del batterio «sono tutti avvenuti in pazienti con queste caratteristiche. In questi pazienti, il germe può indurre uno stato di febbre, sensibile a molti antibiotici; non si trasmette per via aerea o per contatto. Pertanto, non pone pericolo per la popolazione, né per gli operatori».
Precauzioni prese «La Direzione sanitaria – prosegue la nota dell’ospedale – prontamente allertata, di concerto con il Comitato per le Infezioni ospedaliere, ha immediatamente messo in atto tutte le misure del caso per trattare al meglio i casi segnalati e circoscrivere l’infezione interrompendo le potenziali vie di infezione. In particolare, i pazienti hanno ricevuto il trattamento antibiotico sulla base dei risultati dell’antibiogramma e della consulenza specialistica infettivologica; inoltre, date le possibili modalità di infezione descritte nei pochi casi segnalati in letteratura si è provveduto ad evitare o limitare al massimo la somministrazione endovenosa di farmaci e soluzioni nutrienti in questi pazienti, e a rimuovere i cateteri venosi a lunga permanenza. Per ulteriore precauzione, pur non essendo ancora appurata la possibile fonte iniziale di infezione, è stata interrotta la preparazione galenica di soluzioni nutrienti».
Scatta l’indagine interna A seguito di queste azioni, da quanto viene riferito, «dal giorno 8 settembre non sono più stati segnalati nuovi casi. Ad una prima analisi non è stata messa in evidenza una correlazione diretta tra l’eventuale infezione e possibili aggravamenti delle condizioni già critiche di alcuni pazienti». La Direzione dell’ospedale intende rassicurare la cittadinanza che «la situazione non pone pericolo per i degenti. Una indagine interna è stata prontamente disposta per cercare di appurare la possibile catena epidemiologica, e l’Azienda si è messa a disposizione delle Autorità competenti per gli eventuali ulteriori accertamenti del caso».

