di Fabio Toni
Chi si attendeva la sentenza, è rimasto deluso. L’ordinanza con cui il gip Santoloci ha restituito gli atti alla procura e mandato di nuovo in carcere il reo-confesso Giuliano Marchetti, ha spostato in avanti di sei mesi la data della condanna. L’uomo, prima che il giudice si ritirasse per la prima volta in camera di consiglio, ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee.
La versione di Giuliano Marchetti «La lite è scoppiata per un motivo banale: l’acquisto di un auto e chi di noi due avrebbe dovuto tenere quella vecchia. Io e Marianna, però, eravamo separati in casa da mesi». All’alterco che il 23 marzo 2010 ha fatto da preludio all’omicidio, erano presenti anche i due figli della coppia, di tre e sette anni. «Non te li farò più vedere e da domani cambio serratura alla porta di casa»: queste – secondo Giuliano Marchetti – le parole di Marianna che avrebbero portato l’uomo a imbracciare il fucile «per spaventarla», come dice lui. Un fucile già presente nell’abitazione, così come le tre cartucce lasciate in un cassetto e caricate nell’arma. «Marianna era stesa sul letto, le ho mostrato il fucile e mi ha sorriso come a dire ‘ma cosa pensi di fare’. Allora le ho fatto vedere che l’arma era carica». Marianna a quel punto decide di chiamare la polizia e nasce quello che Marchetti chiama «un corpo a corpo serrato, un tira e molla dell’arma» con l’esplosione di una prima fucilata che colpisce il soffitto. Cadono calcinacci sui due. Giuliano Marchetti posa l’arma, ma non per chiedersi «costa sto facendo?». Anzi. Afferra Marianna al collo (pesanti le percosse subite dalla donna secondo pubblica accusa e parti civili) e tenta di strozzarla. Poi di nuovo il fucile in un alterco ormai incontrollabile. Partono due colpi ravvicinati, il secondo è quello che raggiunge Marianna al cuore e la uccide. «Mi sono trovato in un lago di sangue. A quel punto ho cercato un’ultima cartuccia per uccidermi, volevo farla finita. Sono uscito di casa ed ero fuori di me: cercando un ponte, un cavalcavia per farla finita. Poi sono andato in questura a raccontare quello che era successo».
Esecuzione L’omicidio di Marianna, secondo l’accusa, è stata «un’esecuzione in piena regola». Ma anche il giudice Santoloci, nell’ordinanza, parla di «esecuzione fredda e lucida». Per lui c’è anche la premeditazione, un’aggravante sin qui non riscontrata dal pm Barbara Mazzullo. Il giudice non se l’è sentita di emettere una sentenza che non avrebbe corrisposto pienamente al convincimento maturato durante le udienze. Per questo ha disposto il rinvio degli atti alla procura che ora ha due possibilità: ridefinire l’imputazione del Marchetti o confermare la propria interpretazione, ricorrendo contro quanto sancito dal gip. Se il procedimento dovesse ripartire da zero, Giuliano Marchetti rischia una condanna ben più pesante rispetto a quelle (da 18 a 21 anni) sinora ipotizzate da chi lo accusa.
Senza scuse I familiari di Marianna non hanno letto alcun cenno di pentimento nelle parole pronunciate da Giuliano Marchetti in aula. Massimo Proietti, l’avvocato che cura le sei parti civili, ha parlato di un Marchetti «drammaticamente lucido». Pesano i mesi trascorsi dall’omicidio, senza una lettera né una scuse. «In aula – ha detto l’avvocato Proietti – nessuno ha notato gesti che possano far pensare ad un pentimento. Neppure la disperazione di chi sa di aver fatto qualcosa di inevitabile». Sembra che lo stesso Marchetti, prima di essere accompagnato fuori dall’aula, si sia rivolto verso il giudice chiedendo «scusa per quanto fatto». Un gesto probabilmente tardivo e bollato dai parenti della povera Marianna come «patetico».

