di Fra. Mar.

L’assoluzione è diventata definitiva. Gregorio Procopio non potrà più essere giudicato per l’omicidio di Roberto Provenzano, avvenuto nel maggio del 2005 a Ponte Felcino. Di fatto la corte di Cassazione ha sbarrato la strada ad un nuvo processo in appello rigettando il ricorso della procura generale di Perugia contro l’assoluzione di secondo grado. Procopio, attualmente in carcere per un’operazione antidroga del Ros di Perugia, scaturita da precedenti inchieste legate alla ‘ndrangheta, si è sempre dichiarato innocente (pur se con due versioni diverse nel tempo).

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L’indagine Durante le scorso anno, però, una testimone ascoltata nell’ambito dell’inchiesta scaturita dagli spari contro i negozi di Ponte Felcino, adesso diventata testimone protetta, raccontò tante cose alla procura, tra cui alcune confidenze che gli fece Antonio Procopio (cugino di Gregorio) in cui le diceva che l’esecutore dell’omicidio era Gregorio e lui lo aveva aiutato nella logistica del delitto. Inoltre, dopo che la testimone ha messo la pulce nell’orecchio alla procura, e grazie alle nuove tecniche per ripulire le intercettazioni, quelle conversazioni già agli atti del processo, ma di fatto inutilizzate perché incomprensibili, sono state riascoltate e trascritte, e sono diventate materiale d’accusa per la procura, che la scorso settimana ha arrestato sei persone ritenute complici e istigatori dell’omicidio.

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Stasera me lo gioco Adesso, quindi, si potrebbe assistere al paradosso che colui che è ritenuto l’esecutore materiale, è stato assolto in via definitiva, mentre gli altri potrebbero essere condannati. Nelle intercettazioni, che la procura di Perugia aveva depositato in Cassazione come motivi aggiunti, c’era anche un’ambientale in cui Francesco Elia chiede a Procopio: «Lo dovete tummare?» e l’altro risponde: «Me lo gioco stasera a Robertino». C’è anche anche la conversazione tra Procopio e Platon, in cui il primo dice: «Basta che vieni tu però. Tu solo vieni perché se mi dice certe cose mi dispiace spararlo. Ci sei tu sparo ma se non vieni tu no».

La testimone E poi ci sono quelle dichiarazioni della donna che è diventata testimone protetto: «Antonio Procopio – raccontava ai pm di Perugia nel marzo del 2014 -, in occasione del ritrovamento del cadavere di un calabrese trovato a Ponte Felcino mi diceva che era stato l’autore affermando testualmente ‘in questo c’è il mio zampino’, mi diceva che i carabinieri non avevano capito niente perché l’esecutore dell’omicidio era stato Gregorio e lui stesso aveva fatto scomparire l’arma.. mi spiegava che l’omicidio era stato necessario per problemi legati ad una partita di stupefacente arrivata dalla Calabria e c’erano stati dei problemi di spartizione del territorio». Ma tutto questo non è entrato nei suoi processi, lui è stato assolto, seppur con la vecchia formula dubitativa, in tutti e tre i gradi. In particolare, in questo ultimo in Cassazione, i supremi giudici dovevano solo decidere nel merito procedurale dei due gradi precedenti. Ed ora per questo reato non potrà mai più essere giudicato.