di Chiara Fabrizi

Incapace di intendere e di volere all’epoca dei fatti, ossia il 7 novembre 2024 quando con decine di coltellate ha ucciso a Foligno Salvatore Postiglione, 56 anni, suo ex capomastro nell’impresa edile in cui aveva lavorato per un periodo. Queste le conclusioni a cui è giunta la dottoressa Matilde Forghieri per il giovanissimo, ormai 18enne, imputato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Al termine dei 90 giorni concessi per le operazioni peritali, la consulente modenese, nominata dal collegio penale del tribunale dei minori di Perugia (unica togata Giuseppina Arcella), ha riscontrato nel ragazzo un disturbo schizofrenico che all’epoca dei fatti era caratterizzato anche da un complesso delirio persecutorio. In questo quadro, la psichiatra reputa i fatti al centro del processo in nesso di causalità medico legale con la condizione patologica acuta del giovane.

Alla luce degli indicatori clinici, poi, Forghieri considera persistente la pericolosità sociale del 18enne, seppur, a seguito delle terapie a cui è stato sottoposto nell’ultimo anno e mezzo, attenuata e contenibile con una misura di sicurezza non detentiva. Il ragazzo, che in questo quadro viene comunque considerato in grado di partecipare al processo, deve essere trattato nell’ambito di un percorso di tipo residenziale, che spetta ai servizi psichiatrici della Usl 2 definire.

Da qui la decisione del collegio penale, che ha incaricato i servizi territoriali di individuare un centro idoneo per il 18enne, difeso dagli avvocati Ilario Taddei e Samuele Ferocino, che per lui hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica disposta quindi direttamente dal tribunale per i minori di Perugia.

La discussione del processo è stata rinviata a luglio, quando sia il procuratore capo Flaminio Monteleone che la difesa dovranno avanzare le proprie richieste al tribunale, chiamato a pronunciare la sentenza. Nel frattempo il 18enne resta sottoposto alla misura detentiva, quindi non uscirà dall’Istituto penale minorile di Firenze, in attesa che la Usl 2 individui una struttura idonea.

A margine dell’udienza odierna è stato l’avvocato Taddei a dire che «il quadro del ragazzo, anche nell’immediatezza dei fatti, era evidente che dovesse propendere per una grave sintomatologia di matrice psichiatrica, che inevitabilmente lo ha determinato nel suo agire in modo del tutto non imputabile in quanto incapace di intendere e di volere all’epoca dei fatti. Esprimiamo però – ha aggiunto – la soddisfazione per il percorso di recupero e di adesione alla terapia che sta facendo il nostro assistito concordando anche con le valutazioni in prospettiva risocializzante fatte proprie dalla consulente».

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