Valerio Menenti

di Francesca Marruco

L’ufficialità dell’intenzione di chiedere un nuovo interrogatorio al pubblico ministero Antonella Duchini è arrivato martedì mattina, giorno in cui i legali di Riccardo e Valerio Menenti, padre e figlio arrestati perché ritenuti esecutore e mandante dell’omicidio del 24enne perugino Alessandro Polizzi, hanno depositato la richiesta.

Valerio dal pm Stavolta, a chiedere al pm titolare delle indagini Antonella Duchini di essere sentito, è stato il figlio Valerio, l’ex fidanzato di Julia, miracolosamente scampata alla morte la tragica notte dell’omicidio avvenuto il 26 marzo scorso.

Valerio in silenzio Il giovane, dal giorno in cui è stato arrestato l’11 aprile scorso, non ha mai parlato agli inquirenti. Il padre Riccardo, che era stato sentito la scorsa settimana dal pubblico ministero, dopo che ne aveva fatto richiesta in seguito alla rinuncia all’udienza del riesame, aveva sostenuto che il figlio è estraneo alla vicenda. Che non sapeva insomma che lui quella notte sarebbe andato nell’appartamento di via Ricci.

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Il racconto di Riccardo L’ex pugile ha detto di essere andato in quella casa per dare una lezione ad Alessandro, che aveva picchiato e spedito all’ospedale due volte suo figlio, ma di non aver avuto intenzione di ucciderlo. Il colpo di pistola mortale, secondo quanto detto dal presunto killer, sarebbe partito accidentalmente dall’arma, che secondo Menenti, avrebbe tirato fuori la vittima.  Ma non esiste alcune evidenza del fatto che Alessandro abbia  mai posseduto una pistola.

Due versioni Inoltre, Julia tosti ha raccontato una versione totalmente diversa: secondo quanto detto dalla giovane salva per miracolo, il killer avrebbe buttato giù la porta e sarebbe andato dritto nella loro camera da letto in cui dormivano. Poi gli avrebbe sparato contro ferendoli entrambi. La parola di Riccardo Menenti contro quella dell’unica testimone oculare. E qualche elemento di non poco conto.

La verità della pistola Sulla pistola infatti, che per gli inquirenti Menenti si sarebbe portato da casa, ci sono sue cellule epiteliali. Ora, è stato lui stesso a dire di non aver mai tolto i guanti nei momento dell’aggressione. Come avrebbero fatto dunque queste cellule a finire sul cane dell’arma, se non in un momento precedente, in cui magari è stata maneggiata senza guanti?

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Impeto e premeditazione In più c’è il discorso della premeditazione. Riccardo Menenti al pm Duchini ha detto di aver deciso di andare a dare una punizione a quel ragazzo la sera del 25 marzo. In tarda serata. Di aver fatto un gesto d’impeto. Ma visto che Alessandro non viveva con Julia in quella casa, come faceva a sapere di trovarlo lì, se non aspettando che rientrassero? E dunque, premeditando tutto?

La moglie E infine, le mezze verità sui momenti successivi. Quando ancora stava provando a vedere se, con un po’ di fortuna, gli inquirenti non trovavano nessuna evidenza scientifica che lo collocasse sulla scena del crimine, Riccardo Menenti aveva detto che aveva passato la notte a Todi insieme alla moglie. Adesso invece, visto che non può negare né di essere stato in via Ricci, né di essere andato poi nel casolare di Todi, ha ammesso di esserci andato ma da solo. La moglie era nella loro casa di Ponte San Giovanni. Ma lei, al pm ha detto di aver dormito a Todi col marito. Ora i parenti non sono perseguibili per favoreggiamento, ma per false dichiarazioni?

Valerio  Adesso non resta che aspettare di sapere cosa voglia dire Valerio al pm. Anche se stavolta, più dell’interrogatorio di Riccardo, è quanto mai prevedibile. Proverà a tirarsi fuori, a dire di non avere mai avuto idea delle intenzioni del padre. Ma resta quella telefonata che lo inguaia. Quella commessa del Compro oro che lo sente dire che pagheranno con la vita, e che tanto lui sarà in ospedale. Come effettivamente era la notte dell’omicidio.

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