di Francesca Marruco
Valerio Menenti ci riprova: i suoi legali hanno presentato istanza di scarcerazione al tribunale del riesame di Perugia dopo che il gup Lidia Brutti, che lo ha rinviato a giudizio insieme al padre Riccardo per l’omicidio di Alessandro Polizzi, aveva espresso il suo niet, ai domiciliari al posto del carcere in attesa del processo di primo grado.
Le due ricostruzioni Valerio e Riccardo Menenti, ritenuti mandante ed esecutore materiale dell’omicidio Polizzi, compariranno il 15 maggio prossimo davanti alla Corte d’Assise di Perugia con le pesantissime accuse di omicidio. I loro legali, gli avvocati Francesco Mattiangeli, Manuela Lupo e Giuseppe tiraboschi, hanno cercato di controbattere alla ricostruzione accusatoria dicendo che l’omicidio non era premeditato, e non era assolutamente stata ideato da Valerio Menenti. Gli avvocati hanno provato a chiedere un cambio di imputazione in omicidio preterintenzionale per Riccardo Menenti, ma per il gup sussitono i gravi indizi portati a corredo della tesi accusatoria dalla procura.
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L’appello per uscire I legali di Valerio Menenti, nell’appello depositato nei giorni scorsi sostengono che non sussistono i gravi indizi per cui Valerio possa restare in carcere. «Tra l’altro – scrivono i legali nell’appello -il provvedimento di rinvio a giudizio non ha per nulla ampliato la propria prospettiva alla luce di tutto il materiale raccolto dalla Accusa, facendo, in realtà riferimento, sempre e solo, a ciò che sin dall’inizio è stato utilizzato per delineare il supposto ‘quadro indiziario’.Forse in fase di udienza preliminare, e scoperti tutti gli atti, ben più ampia poteva essere la visione ben più ricca di contraddizioni rispetto all’impianto iniziale. Basti guardare al deposito delle intercettazioni ambientali presso il carcere di Capanne tra Valerio e Riccardo Menenti».
Madre indagata Quelle intercettazioni in cui i Menenti secondo l’accusa, recitano una parte. Quella degli innocenti. Quella del Valerio ignaro di tutto. E del Riccardo omicida per sbaglio. Ma proprio quelle intercettazioni, ad un certo punto vennero interrotte perché fu la procura a chiedere che venissero vietati gli incontri tra Valerio e Riccardo, e anche tra tutti e due e la madre- moglie Tiziana Attuoni che in un determinato momento venne anche iscritta nel registro degli indagati per false informazioni rese al pm. Nella richiesta di divieto di incontro il magistrato sosteneva che i Menenti e la Attuoni «avrebbero potuto concordare ulteriori versioni di comodo anche su dettagli- non veritieri – già riferiti». Adesso la palla passa nuovamente al Riesame. In vista del processo di primo grado, in cui verrà sviscerato tutto, nuovamente.
