di Francesca Marruco
L’unica via d’uscita a questo punto è quella di cercare di sminuire le proprie azioni e le proprie intenzioni. Ed è stato esattamente quello che Riccardo Menenti, l’ex pugile 54enne arrestato per l’omicidio del 24enne perugino Alessandro Polizzi, ha fatto lunedì mattina in un’ora e mezza di faccia a faccia col pubblico ministero Antonella Duchini che lo ha spedito in carcere.
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Le evidenze Non potendo negare la sua presenza sul luogo del delitto, visto il suo Dna su due tracce di sangue repertate sulla scalinata, e sulla pistola, e non potendo negare di avere sparato, visto l’esito positivo dello stub sulla sua mano e sul furgone bianco, Menenti senior ha provato ad aggiustare il tiro. Nessun omicidio premeditato con mandante ed esecutore come sostiene l’accusa, ma una morte non voluta.
Ammissioni Riccardo Menenti ha ammesso di essere stato in quella casa quella notte e che a causa delle sue azioni Alessandro alla fine è morto, ma avrebbe detto di non essere andato lì con l’intento di ucciderlo. E di non possedere alcuna pistola. Non è chiaro se abbia specificato che la pistola era già all’interno dell’appartamento in cui è avvenuto l’omicidio. Quel che è certo, è che ora la polizia ha qualche grattacapo in più.
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La pistola Infatti, nonostante la versione data da Menenti senior appaia piuttosto inverosimile, per assurdo, va dimostrato che non può essere in alcun modo vera. E in questa chiave, particolari come la provenienza della pistola diventano dirimenti. E toccherà agli uomini della mobile di Marco Chiacchiera tirarli fuori. La Beretta usata per uccidere Alessandro è un’arma vecchissima, la cui matricola non risulta registrata perché è talmente antica che è antecedente all’entrata in vigore della legge che ne prescrive la denuncia.
Scagiona il figlio Menenti nell’ora e mezzo in cui ha parlato al pm ha anche, come era ampiamente prevedibile, cercato di scagionare il figlio dicendo che lui non ne sapeva nulla. Ma Alessandro doveva smettere di picchiarlo. E qualcuno doveva farglielo capire. Lui non avrebbe voluto ucciderlo, ma solo dargli una lezione. Verosimile o inverosimile? Adesso, alla luce di questa nuova versione, la difesa dei due arrestati potrebbe chiedere la revoca del carcere almeno per Valerio. Ma non è escluso che lo faccia anche Riccardo.
La versione di Julia Certo viene da chiedersi però perché Julia Tosti abbia raccontato una versione diversa. Lei disse infatti di aver sentito buttare giù la porta di casa loro alle tre di notte. Di aver visto un uomo, incappucciato, che è arrivato in camera e gli ha sparato contro. Un po’ troppo come lezione. Poi il killer, a cui si è inceppata la pistola, avrebbe finito Alessandro colpendolo con una svitabulloni in testa per poi aggredire anche Julia. Ma che motivo avrebbe avuto lei per dare una versione non veritiera dopo aver visto morire il fidanzato in una situazione tanto estrema e spaventosa?
