di Francesca Marruco
Riccardo Menenti «non è andato da Alessandro Polizzi con intenti omicidi» e Valerio «è una vittima del vero mandante che è Julia Tosti, accusato di un crimine che non ha commesso». Tanto è vero che Riccardo, intercettato in carcere, disse «se sapevo che l’unica cosa che n on era prevista era che quello aveva un’arma non è che andavo, perché chiaramente se lo sapevo non è che andavo». E’ per questo che gli avvocati Manuela Lupo, Giuseppe Tiraboschi e Francesco Mattiangeli, hanno chiesto l’assoluzione per entrambi per l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio. Per Riccardo, i legali hanno chiesto la derubricazione in – al massimo- omicidio preterintenzionale per Alessandro e assoluzione per il tentato omicidio. Per Valerio chiesta l’assoluzione anche per l’accusa di maltrattamenti, e la pubblicazione della sentenza di assoluzione su giornali locali e nazionali «per ridare a questo ragazzo almeno un briciolo di dignità».
Arringhe Lunedì nel processo per l’omicidio di Alessandro Polizzi è stata la volta delle difese. Ci sono volute quattro ore all’agguerrita Manuela Lupo per cercare di convincere la Corte della tesi dell’innocenza di Valerio Menenti. «Concordo sul fatto che abbiamo tutti un debito di verità – ha detto il legale in apertura di arringa -, sia con i genitori di Polizzi che con Valerio, che è in carcere e non sa il motivo». Polemizzando per il fatto che inizialmente a Valerio veniva contestato il concorso morale e poi è stata chiesta la sua condanna per concorso morale e materiale, il legale è passato ad analizzare gli elementi materiali: «chiavi e pistola. Ebbene – ha detto – è stato fatto il processo, è stata fornita dal pm la prova che Valerio abbia dato le chiavi a Riccardo? No. Ha provato che avesse le chiavi? Neanche. Il pm ha solo fato illazioni sull’incontro di un minuto della sera del 25 marzo». E ancora, «Se Riccardo aveva le chiavi, ha sfondato la porta per farsi sentire meglio?». Il legale legge un’intercettazione in cui Riccardo dice «certo come cazzo ho fatto a sfondà quel portone, so arrivato in capo alle scale, ho sentito che rimbombava tre volte».
Julia manipolatrice E poi c’è l’attacco a Julia Tosti, un attacco duro e senza tatto, che alla fine costa una crisi di pianto alla giovane scampata a quella notte dell’orrore. «La Tosti – dice il legale – non è testimone, è una parte civile che ha chiesto 800mila euro in questo processo. Non è un testimone e se anche lo fosse non è un oracolo». E per screditarla la difesa enuncia gli episodi che Julia avrebbe detto solo in aula e mai in precedenza, come della volta in cui disse di essersi trovata Valerio dentro casa che le puntava il coltello alla gola.
La bufala della pistola Quanto alla pistola, la Lupo la definisce un «romanzo, una bufala». «E’ stato provato che Valerio ha fornito la pistola?». E, a voler sottolineare che la pistola non era di Menenti dice anche: «Julia al 118 non disse ci hanno sparato, disse ci hanno riempito di botte». Il legale dice anche che di fatto nessun amico di Valerio ha mai sentito direttamente dallo stesso Menenti raccontare della pistola del nonno. Per loro quella pistola infatti era di Alessandro «Non ci avete dato la possibilità di provare le cose – lamenta la difesa -. C’era una donna che diceva che Polizzi cercava di comprare un arma, lui andava in giro a menare agli spacciatori, ha fatto quel casino con la macchina, gli serviva un arma».
S’è sparato da solo «Purtroppo – diceva Riccardo in un’intercettazione letta in aula – questo c’aveva sta roba, se non ce l’aveva lo gonfiavo, è, inutile che faceva thai boxe, io gli volevo fa quello che lui aveva fatto a te, doveva sta sei mesi ricoverato con la cannuccia» E ancora, sempre Menenti senior, « Non ero neanche armato io, avevo un ferro. L’arma ce l’avevano loro. Quando ho visto il luccichio ho concentrato tutta la forza in un punto, solo che boom, se penso che si è sparato da solo sostanzialmente, poi lui è rimasto incastrato con la mano mia».
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La commessa Quanto alla commessa del compro Oro – che la difesa ha tentato di demolire in ogni modo -, la Lupo ha detto: « Come ci è andato Valerio al compro oro? Tutto questo non ci è stato provato. Inoltre nel Compro oro c’è il vetro blindato, ma la commessa disse di sentirci ugualmente bene. Ci sono videocamere? Si ma non funzionavano quel giorno. Le telecamere dell’ospedale? Ci è stato risposto che c’erano dal 25 in poi. Allora ci dobbiamo fidare solo della commessa? Io non mi fido perché lei mente sapendo di mentire. Non so che interesse abbia. Ma ha la responsabilità morale di aver fatto stare in galera un ragazzo che non c’entra niente». Quanto ai maltrattamenti per la difesa sono stati riferiti tutti da testi de relato. Tutti racconti fatti da Julia a terze persone. E Julia per i legali è una «manipolatrice» che ha «organizzato le tre aggressioni a Valerio perché voleva fargliela pagare perché lui l’aveva lasciata».
Gli attacchi Julia non regge all’attacco. E poche ore dopo toccherà alla mamma di Alessandro che quasi perde la calma che l’ha contraddistinta per tutto il processo quando sente Tiraboschi ripetere che la pistola ce l’aveva Alessandro, che «è stato trovato nella posizione classica dello sparatore» e che «potrebbe aver tentato di sparare il secondo proiettile mentre moriva». L’avvocato Lupo ha inoltre annunciato che ha intenzione di tutelare la sua figura personale e professionale per «l’accusa di aver truffato la corte mossa dal pm riguardo la foto della pistola». La resa dei conti è dietro l’angolo. Ai giudici restano ancora sette giorni, e poi sarà tempo di emettere una sentenza.
