di Francesca Marruco
Julia non può entrare in aula perché la prossima volta sar lei a dover testimoniare davanti alla Corte che sta processando Riccardo e Valerio Menenti, padre e figlio detenuti per l’omicidio del giovane Alessandro Polizzi, ma è lo stesso in tribunale. «Non riesco a stare a casa, è una questione morale». Julia Tosti, scampata alla mattanza del 25 marzo nel suo piccolo appartamento di via Ettore Ricci si sta preparando per quando dovrà rivivere quel dramma e raccontarlo ad alta voce a giudici, avvocati e soprattutto, anche a chi tentò di ucciderla e intanto aspetta fuori dall’aula degli Affreschi insieme ai genitori di Alessandro e ai suoi, tutti unitissimi in questo dramma terribile, in cui nessuno ha mai neanche provato a chiedere loro scusa.
Le foto Giovedì mattina in aula Riccardo e Valerio, come sempre presenti, hanno ascoltato quasi tutto in maniera impassibile. Valerio distoglie lo sguardo quando sullo schermo proiettano le foto del corpo del «guerriero» Alessandro Polizzi, raggomitolato a terra come per una estrema difesa dal suo aggressore, già morto. Quando si parla delle chiavi dell’appartamento gesticola e si agita. Lui ha sempre detto di non essere stato al corrente delle intenzioni del padre, che, messo di fronte all’evidenza, ad un certo punto dovette confessare, almeno in parte, le sue responsabilità.
Difesa Quelle responsabilità che la difesa Menenti cerca di far assottigliare il più possibile. L’avvocatessa Manuela Lupo è aggueritissima e più volte sollecita la Corte, presieduta dal giudice Gaetano Mautone ad invitare l’accusa a «cambiare metodo di conduzione dell’interrogatorio» del vicino di casa che quella notte per primo entrò in casa dopo la mattanza. Ma il procuratore facente funzioni Antonella Duchini, affiancato in questo processo dal sostituto procuratore Gemma Miliani, tira dritto per la sua strada, «la difesa può opporsi alle domande, non al metodo». Nessuna domanda viene esclusa dalla Corte.
Il vicino «Mi ha svegliato mia moglie – racconta Stefano Nucciarelli – sentivo delle urla e dei rumori, pensavo stessero litigando di nuovo come era successo già altre volte in passato. Sono salito, e mentre andavo su c’era silenzio assoluto, ho visto la porta socchiusa, ho aperto e ho visto la chiazza di sangue a terra. Sono sceso a casa mia e ho chiamato il 113. Mentre parlavo con il 113, mia figlia ha detto ‘sento qualcuno che scende dal terzo piano’, lei ha visto che aveva un oggetto lungo e appuntito in mano e scendeva piano. Poi anche con mia moglie abbiamo visto questa sagoma di un uomo robusto che scappava sotto ai terrazzi».
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La pistola A quel punto Stefano sale di nuovo un piano e capisce che la situazione è molto più grave di quanto non avesse visto prima. «Gli operatori del 113 mi dissero di sentirgli il polso, e non c’era polso». Il pm Duchini, affiancata anche dal capo della squadra mobile di Perugia Marco Chiacchiera, che fece le indagini, gi chiede se lui e Iulia si sono accorti della pistola. Il nodo è delicato, la difesa sostiene che l’arma era di Alessandro Polizzi, e che quando Julia dice che Valerio le aveva confiddato di aver ereditato una Beretta dal nonno, lo fa perchè quella notte lesse laa marca dell’arma. «Mi sono accorto che c’era l’arma a terra, all’inizio pensavo fosse un giocattolo perché è piccolina. Julia l’ha vista, ad un certo punto infatti ha detto “oddio c’è una pistola”, ma non l’ha toccata». Da dove eravate si poteva vedere il numero di matricola, la marca?». «Credo non sia possibile, io non l’ho vista. Non credo Julia abbia potuto vedere la marca della pistola.Julia non si è mai avvicvinata all’arma». Nucciarelli racconta anche che Julia viveva lì da circa un anno, e che solo negli ultimi due mesi erano cessati i forti rumori provocati dai frequenti litigi di lei e del precedente fidanzato Valerio Menenti. Il testimone dice di aver visto segni di percosse sia su lei che su lui. «Probabilmente le percosse erano recipeoche» dice.
Le chiavi L’altro nodo su cui la difesa batte molto sono le porte e le chiavi. E’ noto che l’accusa sostiene che Menenti senior entrò aprendo perché Valerio gli diede le chiavi. La difesa invece dice che Riccardo forzò il portone d’ingresso e buttò giù quella di casa. Chiavi si o chiavi no cambiano molto soprattutto per la posizione di Valerio Menenti. Il testimone dice che poco prima dell’omicidio venne forzato il portone d’ingresso e non ricorda se vennero cambiate nuovamente le chiavi ( che Valerio non avrebbe potuto avere perchè non più convivente di Julia), lo ipotizza. La difesa gongola. Ma la procura è tranquilla: l’amministratore di condominio ha escluso un nuovo cambio di chiavi in quel periodo. L’ultimo era del novembre precedente, quando Valerio viveva lì.
