di Francesca Marruco
La dottoressa Laura Paglicci Reattelli non ha dubbi: il colpo di pistola che ha ucciso Alessandro Polizzi non è stato sparato a bruciapelo. Ma da una distanza di 30-50 cm circa. Lo dimostra il fatto che sul foro d’ingresso del proiettile che ha ucciso il giovane c’è solo «il tatuaggio» e non anche le ustioni tipiche di un colpo esploso entro i 10 cm.
No a bruciapelo Il punto sulle insinuazioni che la difesa Menenti propone dall’inizio del processo dunque ce lo mette il medico legale.«Le ferite sono compatibili con il racconto fatto da Julia Tosti sulla dinamica dei fatti». E quindi, non con quella che Riccardo Menenti ha scelto di fornire solo nel mmento in cui non poteva più negare la sua presenza sul luogo del delitto. Menenti senior sostiene infatti di essere andato in via Ettore Ricci «solo» con un piede di porco, per dare una lezione ad Alessandro, che aveva spedito il figlio Valerio in ospedale. Menenti sostiene che la pistola dunque l’avesse Alessandro e che l colpo sarebbe partito durante un corpo a corpo con il giovane.
Da dove? «Impossibile». La dottoressa Reattelli è lapidaria.«A bruciapelo i segni lasciati sono altri».«Questo colpo è stato sparato dall’alto verso il basso, da destra verso sinistra e da una distanza ravvicinata. Quindi se uno entra nello camera da letto, si gira verso il letto e spara è compatibile con la ferita. E il fatto che i due ragazzi fossero inizialmente nel letto quando sono stati feriti con la pistola, ( l’unico proiettile ha trapassato Alessandro d è finito nel braccio di Julia Tosti, ndr) è compatibile anche con la copiosa macchia di sangue trovata sul cuscino che altrimento non avrebbe giustificazione».
Lo strazio Un punto per l’accusa dunque. In aula le foto dell’autopsia, del povero corpo di Alessandro martoriato, quelle ferite in testa che denotano una ferocia inaudita, non risparmiano neanche Valerio Menenti che, bianco in volto, chiede di poter essere riportato in carcere. Anche Julia entra ed esce dall’aula, non riesce a guardare quell’orrore del suo amore ammazzato per proteggerla. I genitori e il fratello di Alessandro invece guardano quelle foto drammatiche. Sanno che arriverà una giustizia per quel delitto tremendo.
