di Francesca Marruco

La giustizia per i genitori del «guerriero», ucciso da un colpo di pistola la notte del 26 marzo 2013, ha il suono della voce del presidente della Corte d’Assise di Perugia Gaetano Mautone che, dopo sei ore di camera di consiglio, ha letto la sentenza di condanna alla pena dell’ergastolo per Riccardo Menenti e a quella di 27 anni di carcere per il giovane Valerio Menenti, per l’omicidio di Alessandro Polizzi e per quello tentato di Julia Tosti. La giustizia, per Giovanni, Daniela, Francesco, Julia, Rita, Alex e Massimo ha il sapore delle lacrime liberatorie che scorrono sui loro volti, anche se «Alessandro – dice Julia col viso deformato dai singhiozzi – non ce lo ridarà mai nessuno».

VIDEO: SENTENZA E REAZIONI

Tensione e lacrime Abbracci e lacrime tra i Polizzi e i Tosti e una tensione che finalmente si allenta, perché «almeno un po’ di giustizia è stata fatta» e Riccardo e Valerio Menenti «stanno – dice la mamma di Alessandro – dove devono stare», anche se Giovanni Polizzi, stretto in lacrime al figlio Francesco, dice che vorrebbe vedere «andare all’inferno tutta la famiglia». L’altro padre e l’altro figlio di questa storia, qualche metro più in là, chiusi nelle gabbie dell’aula degli Affreschi, ascoltano la sentenza pietrificati e ammutoliti. Nessuna emozione traspare dai loro volti. Dietro di loro qualche familiare e quell’amica di Valerio, l’unica presente a quasi tutte le udienze, che sottovoce gli dice «non fare cazzate, non fare cazzate». E lui, da dentro la gabbia che le risponde «non ti preoccupare». Vengono scortati da un’uscita secondaria i due condannati perché a sentire la sentenza sono venuti tanti amici di Alessandro Polizzi e c’è chi teme che qualcuno possa cercare di aggredire i due condannati. Ma gli amici del guerriero sono solo immensamente felici per quella giustizia che toccano con mano nell’aula in cui solo alcuni di loro avevano già messo piede. Uno di loro accenna anche un applauso quando il presidente della Corte pronuncia la parola colpevoli e poi è tutto un abbracciarsi e piangere e dire che finalmente «giustizia per il guerriero è stata fatta».

Provvisionali La Corte d’assise di Perugia, che ha concesso le attenuanti generiche a Valerio, ha condannato Riccardo Menenti anche a 18 mesi di isolamento diurno. I giudici hanno inoltre disposto un milione e mezzo di provvisionali per le parti civili ( 500 mila a testa per i genitori di Polizzi, 300 mila per il fratello, 150 mila a Julia Tosti e 50 mila ai familiari di lei), il sequestro conserativo dei beni dei Menenti e la trasmissione degli atti per falsa testimonianza per la fidanzata di Valerio, Federica Pagnotta.

Faremo appello Di «sentenza profondamente ingiusta» hanno parlato gli avvocati dei Menenti, Francesco Mattiangeli, Manuela Lupo e Giuseppe Tiraboschi, che hanno annunciato: «Di sicuro faremo ricorso in appello». «Sono rimasti molto male, non se lo aspettavano – dice ancora l’avvocato Francesco Mattiangeli. Riccardo era convinto che l’istruttoria avesse dimostrato la bontà del suo racconto». Un insegnamento di cui far tesoro invece per l’avvocato Luca Maori che ha rappresentato i Tosti insieme alla collega Donatella Donati, che per Julia è stata una vera colonna. Nadia Trappolini e Gianni Rondini, che invece rappresentavano i Polizzi hanno abbracciato a lungo i loro clienti.

I ruoli I giudici hanno dunque sposato la ricostruzione dell’accusa secondo cui Riccardo Menenti, 56 anni, è l’esecutore materiale del delitto avvenuto a colpi di pistola e con un oggetto contundente nel cuore della notte, mentre il 27enne Polizzi era a letto con la sua compagna Julia Tosti, rimasta ferita. E Valerio, 28 anni, invece, che la notte dell’omicidio si trovava ricoverato in ospedale in seguito alle conseguenze di uno scontro con lo stesso Polizzi, è, a questo punto anche per i giudici, il mandante, nonché concorrente nel delitto.

IL VIDEO DELLA SENTENZA

La giornata La mattinata era iniziata col procuratore aggiunto Antonella Duchini che aveva replicato punto su punto quanto detto dall’avvocato Manuela Lupo nella sua arringa. In particolare, il magistrato aveva aperto il suo intervento annunciando che il nuovo procuratore capo Luigi De Ficchy, da poco insediato alla procura perugina, sta valutando i profili di responsabilità penale rispetto quanto detto dall’avvocato. «Le insinuazioni sui pasticci, imbrogli, magie e illusioni le respingiamo al mittente – ha detto la dottoressa Duchini – perché probabilmente è stata proprio la difesa ad usarne quando ha detto che c’è stata scorrettezza da parte del pm». Poco dopo il difensore aveva detto che «è inutile che si cerchi di intimorire i difensori dicendo che si valuteranno azioni penali quando poi la difesa ha usato gli stessi termini di critica usati dall’accusa».

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Duchini E dopo questa premessa il magistrato aveva sbugiardato un elemento, di sicura presa sulla Corte, che il legale aveva nominato nell’arringa. La Duchini ha spiegato infatti che quella foto della porta dell’appartamento di via Ettore Ricci, non era stata scattata una settimana dopo il sopralluogo, ma insieme a tutte le altre. Al mittente anche l’affermazione delle difese che Julia, al telefono col 118 non avrebbe parlato della pistola: Julia infatti disse «ci hanno massacrato di botte», come ha sostenuto la difesa in aula, ma disse anche «gli hanno sparato».

Fotogallery, in aula gli imputati e Julia Tosti

Compro oro Quanto alla testimonianza della commessa del Compro Oro, il pm aveva detto: «Non è che si può non considerare una testimonianza solo perché non ci piace». E comunque, come l’accusa ha evidenziato più volte, quella deposizione era solo un surplus rispetto agli elementi contro Valerio Menenti, nuovamente elencati in aula prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio: «Il movente, la volontà omicidiaria espressa in precedenza, le chiavi a padre, il falso alibi fornito da Valerio a padre, il possesso della pistola del nonno».

Le riprese in carcere Il momento di maggiore impatto è stato certamente quando l’accusa ha mostrato la ripresa video nella saletta colloqui del carcere. Si vedono Riccardo e Valerio gesticolare e dire cose all’orecchio della madre – moglie Tiziana Attuoni. «E’ evidente – aveva detto il pm – che i Menenti non  hanno la certezza di essere intercettati ma lo sospettano». E quindi, dosano le parole che usano. Ma l’avvocato Manuela Lupo poco dopo aveva detto: «Vi hanno voluto far credere che Riccardo e Valerio sapessero di essere intercettati, ma perché allora non lo ha detto subito il pm?».

Alessandro ucciso due volte Era stato l’avvocato Nadia Trappolini invece a sottolineare che «sostenere che Alessandro si sia sparato da solo è come  ucciderlo un’altra volta, è un’insulto alla sua memoria e alla famiglia, che è sempre stata presente in maniera dignitosa e rispettosa». E ancora, sottolineando l’assenza di un pentimento mai arrivato, aveva detto: «Avete mai sentito Valerio dirsi dispiaciuto per la morte di Alessandro?Lo avete mai sentito condannare il gesto del padre?». E a condannare, i gesti di entrambi, alla fine ci hanno pensato i giudici che li hanno ritenuti tutti e due colpevoli.

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