«Paradossale che quella mattina, al termine di un’udienza concitata durante la quale Ovidio verosimilmente fece ulteriori ed estreme rivelazioni, come testimoniano i suoi ultimi sms, pur essendo stata confermata l’origine del problema, ovvero la convivenza con Cesarini, il ragazzo sia tornato a casa proprio con Cesarini. Da soli. In sintesi quella mattina, il sistema di tutela si è allentato. E se quel sistema non ha funzionato correttamente significa che ogni futuro Ovidio, potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni. E questo non deve non deve e non può più accadere». E’ durissima quanto lucida la presa di posizione della Proloco Interpass di Pietrafitta all’indomani della conferma in appello della condanna a 30 anni inflitta a Pietro Cesarini, che il 5 ottobre del 2012 uccise il figlistro Ovidio Stamulis a colpi di mattarello.
Non ha retto il sistema «Aldilà della posizione processuale del Cesarini – si legge in una nota -, sulla vicenda di Ovidio Stamulis viene tuttavia avanzata l’esigenza di un approfondimento di alcune circostanze collegate al tragico epilogo di quel 5 ottobre 2012. La Proloco Interpas di Pietrafitta è promotrice di un Esposto, già presentato alle Procure di Perugia e Terni con il quale si chiede di riaprire la valutazione su un delitto finito con una sentenza troppo scontata. Sentenza che non ha risposto agli interrogativi circa la bontà e l’efficacia di quel “Sistema” che avrebbe potuto e dovuto proteggere Ovidio». «La difficile convivenza del ragazzo con il patrigno era nota – scrivono ancora quei vicini che tanto hanno amato e cercato di aiutare Ovidio -, tanto da attivare ripetutamente l’intervento delle Forze dell’ordine per sedare le liti ed il coinvolgimento dei Servizi Sociali, ordinari e specialistici. Le tensioni avevano indotto il Tribunale dei Minori a disporre l’allontanamento del ragazzo e del fratello dalla famiglia, evidentemente inidonea alla crescita dei ragazzi. Un provvedimento rapido, grave e risolutivo, ma distonico rispetto all’apparente leggerezza che ha caratterizzato l’operato del Sistema intorno al ragazzo poiché, nonostante la rapidità e l’efficacia potenziale del disposto, nessun “cordone” di protezione è stato posto intorno ad Ovidio. Né prima, né il giorno del delitto».
Intitolargli l’area verde «La comunità di Pietrafitta – spiegano ancora nella mail – non ha archiviato il ricordo ed i valori di Ovidio. A breve sarà presentata al Prefetto la richiesta di intitolare ad Ovidio l’area verde del paese, dotata di Parco di Anfiteatro nel quale Ovidio ha recitato, chiedendo di poter abbreviare i limiti temporali di ammissione della richiesta che l’iter normalmente prevede».
