(foto Marta Rosati)

di Massimo Colonna

«Lei dunque era in questo punto della casa?». Il pm Barbara Mazzullo indica una parte della foto che ritrae la scena del crimine, ossia la camera da letto in cui il 28 aprile scorso è morto Giulio Moracci, 91enne vittima di una rapina finita male. Davanti al pubblico ministero c’è Elvis Epure, il ventenne romeno esecutore materiale del colpo insieme al suo connazionale Gheorghe Buzdugan. E’ uno dei momenti più caldi dell’ultima udienza del processo Moracci, andato in scena martedì pomeriggio al primo piano del tribunale di Terni.

L’udienza Davanti alla corte d’Assise presieduta dal giudice Massimo Zanetti sono stati ascoltati i due giovani ritenuti gli esecutori materiali della rapina, anche perché arrestati dai carabinieri di Terni non appena usciti dall’abitazione di via Andromeda 1 a Gabelletta. Il primo a parlare è stato Epure, incalzato dalle domande del pubblico ministero Mazzullo. Per il romeno si trattava della quarta deposizione dal giorno del suo arresto.

Tutto sull’omicidio Moracci

Il racconto «Mi ha chiamato uno (Gheorghe, ndr) al telefono – ha spiegato il giovane romeno in italiano – e mi ha detto che c’era un lavoro da fare per 500 euro. Non sapevo all’inizio di cosa si trattasse. Siamo saliti in macchina e siamo partiti verso Terni, in cui io non ero mai stato. L’appuntamento era in una piazzola di un benzinaio. Avevamo appuntamento con un amico di Gheorghe. Siamo arrivati prima noi, poi dopo un minuto è arrivato in macchina questo suo amico».

E’ qui presente in aula? «Questo amico è qui presente in aula? Lo riconosce?», ha chiesto la pm. «E’ lui», ha detto sicuro Epure indicando Claudio Lupi, presente in aula con l’accusa di essere uno dei basisti del colpo, insieme all’amico Gianfranco Strippoli. «Prima ha salutato Gheorghe, poi abbiamo lasciato la macchina con cui eravamo arrivati (dalla periferia di Roma, ndr) e siamo saliti sull’auto di Lupi. Abbiamo girato per 5 o 10 minuti e poi siamo andati a pranzo a casa sua (di Lupi, ndr)».

Il pranzo a casa Lupi «A casa c’erano diverse persone – ha proseguito Epure – tra cui anche una signora bionda e un altro signore», che poi l’indagato indicherà in Angela Cioce, l’ex colf dei Moracci anche lei accusata di essere complice del colpo, e lo stesso Strippoli. «Fino a quel punto non aveva ancora capito di che lavoro si trattasse?», ha chiesto il pm. «No, pensavo che ce lo avessero spiegato dopo il pranzo», ha replicato il giovane romeno.

I passaggi contestati «Ho saputo per la prima volta del colpo – ha sostenuto Epure – quando Lupi mi ha detto tutto, e lo ha detto solo a me». Ricostruzione questa contestata dalla stessa Mazzullo, la quale ha messo in evidenza come nel precedente interrogatorio di maggio lo stesso Epure aveva sostenuto che tutti i romeni coinvolti a quel punto erano a conoscenza della natura del ‘lavoro’ da svolgere. Non sarà questo l’unico passaggio su cui il pubblico ministero presenterà dubbi sulla coerenza tra le diverse deposizioni.

Parla Gheorghe Uno dei punti salienti dell’udienza è quello relativo alla consapevolezza della banda di dover entrare in una casa abitata. Con l’eventualità dunque di dover usare violenza per portare a termine il furto. La questione gira intorno a dei guanti e del nastro adesivo con cui le vittime dell’aggressione, sia Giulio che sua moglie Fioranna rimasta ferita, sono state immobilizzate. «Pensavamo che la casa fosse vuota », è la tesi con cui sia Epure che Gheorghe Buzdugan (difesi con Daniel Buzdugan, il 47enne zio di Gheorghe rimasto a fare il palo, dagli avvocati Giuseppe Squitieri e Luca Maori) hanno risposto al pubblico ministero. «Il materiale – hanno spiegato – serviva solo nel caso in cui ci si sarebbe trovati di fronte qualcuno». Dunque secondo questa tesi, sostenuta anche dall’avvocato difensore di Lupi e Strippoli, il legale Francesco Mattiangeli (che per Strippoli lavora anche con la collega Donatella Panzarola) nei piani doveva svolgersi un furto e non una rapina. «I guanti e i nastri erano in una busta – ha spiegato Epure – e li ho visti quando eravamo al pranzo, erano lungo un corridoio.

La prossima udienza In aula anche il legale difensore della parte civile, la famiglia Moracci, l’avvocato Andrea Colacci, e Sara Giovannelli, legale della Cioce. La prossima udienza è fissata al 12 aprile quando verranno ascoltati alcuni testi nominati dal pubblico ministero.

Twitter @tulhaidetto