di F. Mar.
«Può essere che non sapremo mai cosa è veramente successo quella sera. Ci dobbiamo mettere il cuore in pace». A dirlo durante una conferenza stampa in un hotel di Firenze, all’indomani della nuova sentenza di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito è stata Stephanie Kercher, la sorella di Meredith. Visto che ci sarà un’altra Cassazione, «siamo ancora in viaggio verso la verità, ma possiamo sperare di esserci vicini».
MEREDITH: TUTTA LA STORIA IN UN MINUTO
Non voglio incontrarla «Non è stata ancora scritta la parola fine», ha detto ancora la composta Stephanie Kercher, che a proposto dell’annunciata intenzione di Amanda di chiedere un incontro ai Kercher, ha detto: «per noi sarà difficile incontrare qualcuno prima che la sentenza sia definitiva. Sarà difficile che la incontrerò- ha aggiunto Stephanie – non tanto per la condanna, quanto perché tante cose sono successe ». Rispondendo poi ai giornalisti che gli hanno chiesto della lettera di Amanda, Stephanie Kercher ha risposto: «io non l’ho vista, mi hanno detto che c’è, ma non voglio leggerla, non ne ho bisogno, anche perché la sentenza non è ancora confermata».
Niente ce la riporterà «Niente ci riporterà Meredith, la cosa migliore che possiamo sperare è portare a conclusione questa vicenda, così che tutti possano andare avanti con la loro vita». Lyle Kercher, il fratello di Meredith,commenta la sentenza e su Sollecito dice «c’è poco da dire, è stato fermato dalla polizia, non è scappato».
Tanti indizi Quanto ad Amanda è stato l’avvocato Francesco Maresca a dire che «gli imputati devono prendere atto della condanna, anche se sono negli Stati Uniti». A carico di Amanda e Raffaele per l’avvocato dei Kercher ci sono «molti indizi, al di là del gancetto e del reggiseno. Io ho seguito fin dal primo momento queste indagini, a volte tanto criticate, che invece hanno portato dei risultati: Sollecito ha detto tante cose che poi si sono rivelate false: i loro alibi falliti, che diventano una colonna portante in un processo».
