di Fra. Mar.
Emanuele Armeni, il carabiniere accusato di aver ucciso nel maggio scorso il collega Emanuele Lucentini con un colpo di mitarglietta alla testa nel cortile della caserma di Foligno, rimane in carcere. A deciderlo, mercoledì mattina, i giudici del Tribunale del riesame – Marco Verola, Daniele Cenci e Luca Semeraro – che erano chiamati a valutare l’istanza di scarcerazione presentata dal legale del militare. La difesa ha continuato a portare acqua alla tesi dell’accidentalità dello sparo, e lo ha fatto anche depositando una consulenza balistica in redatta tra gli altri anche da un colonnello dei Ris in congedo che ha già lavorato nel caso Cogne.
Motivazioni Ma i giudici, che si sono presi 45 giorni di tempo per depositare le motivazioni hanno sposato la tesi dell’accusa: quella dell’omicidio volontario, anzi per la procura addirittura premeditato. Martedì mattina, fuori dall’aula del riesame erano presenti molti inquirenti, segno tangibile di come questa indagine sia molto sentita. Delicata e difficile, deve ancora tirare fuori il movente per cui Emanuele Armeni avrebbe ucciso il collega Lucentini, ma intanto incassa un ulteriore elemento a sostegno da parte di altri giudici che hanno vagliato tutto il fascicolo e hanno deciso che la tesi da sposare è quella dell’accusa.
