Antonio Leandri (foto F. Troccoli)

di Fra. Mar.

«Io sono Carlo, amico da trent’anni di Antonio. Mi occupo, con la sua compagna  della sua difesa, ovviamente con i suoi avvocati, e ci stiamo adoperando, in tutti i modi possibili, per assicurargli un giudizio equo perché inquadrato nella dolorosa, assurda, incredibile storia familiare di cui è certamente una “vittima”. Nel contempo cerchiamo di sostenerlo e per sottrarlo al disagio psichico in cui è maturata la tragedia, non voluta, tantomeno premeditata». Carlo Giacché lo aveva scritto qualche tempo fa sulla bacheca  Facebook di Antonio Leandri, l’ex insegnante di educazione fisica che nel novembre 2009 aveva ucciso e fatto a pezzi il padre Olinto.  E’ stato Giacchè, ex assessore e grande amico di Leandri a riattivare il suo profilo sul social network.
Antonio ha curato amorosamente il padre Ed è stato lui a parlare al giudice Carla Giangamboni martedì pomeriggio nella prima udienza del processo per Leandri che si svolge con rito abbreviato. Giacchè ha raccontato molti episodi riguardanti Leandri e le grosse sofferenze che ha dovuto affrontare a cause del padre che ha ucciso con una martellata in testa. Giacchè ha parlato per circa un’ora. Su Facebook scriveva ancora: «Antonio è una persona buona e generosa, sempre disponibile anche con il padre cha ha amorosamente curato fino al giorno prima del tragico fatto. Abbiamo cercato di raccontare l’incredibile storia, ai più sconosciuta, della sua drammatica esistenza che sta all’origine di tutto».
Processo a porte aperte Il giudice Carla Giangamboni ha anche ammesso che il rito si faccia a porte aperte come richiesto dalla difesa di Leandri, gli avvocati Luca Gentili e Claudio Lombardi.  Poi la discussione è stata rinviata all’11 aprile prossimo quando il gup potrebbe già emettere la sentenza.
Il messaggio dell’alunno Intanto sulla bacheca Facebook di Antonio, Si susseguono i messaggi e uno è di un ex alunno che scrive: «Per me rimarrai sempre un grande!! In questo mondo sbagliano tutti, grandi o piccoli errori, l’importante è riconoscere di avere sbagliato e farsi forza anche se a volte non è facile e ritornare a fare una vita serena…io non parlo soltanto a nome mio ma a nome di moltissimi alunni che sono a conoscenza della sofferenza che hai provato e che provi ancora oggi.. voglio solo che tu sappia che noi ti rimarremo sempre vicino e che non vediamo l’ora di rivederti!!!»

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