Antonio Leandri (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Verrà trasferito in una comunità terapeutica Antonio Leandri, l’insegnante che nel novembre del 2010 uccise e fece a pezzi il padre Olinto, disperdendoli poi nelle campagne del perugino. La decisione del gip Alberto Avenoso è arrivata dopo la richiesta della difesa e il parere favorevole del pubblico ministero Claudio Cicchella.  Tutte le parti sostanzialmente convergono nel dire che Leandri ha bisogno di essere aiutato e che comunque non commetterebbe nessun altro reato perché l’unica persona che per lui rappresentava sofferenza era il padre.

Il padre e il male «Non vi è dubbio – scrive Avenoso nel provvedimento-  che, alla luce di quanto emerso in sede di perizia psichiatrica effettuata nelle forme dell’incidente probatorio, le valutate esigenze cautelari  debbano ritenersi parzialmente affievolite.  Ed è invero e indubbio che sebbene il Leandri, ritenuto dal collegio peritale capace di intendere e di volere al momento dei fatti in oggetto, è affetto da un non irrilevante disturbo borderline della personalità che ha certamente influito sulla ideazione/ commissione del gesto omicidi ario, nel contesto di un rapporto padre figlio particolarmente problematico e connotato da continue e gravi condotte, ora di abuso, ora di rifiuto, ora di violenza e derisione da parte della vittima, tali da aver irrimediabilmente segnato in senso fortemente negativo l’intera vita del prevenuto. In tale contesto, gli stessi periti si sono espressi valutando la tendenziale unicità della condotta  posta in essere dal Leandri verso il padre, così tendendo ad escludere anche la possibilità di ulteriori gesti auto/etero lesivi».

Leandri ha bisogno di cure «La gravità del gesto commesso evidenzia peraltro una personalità certamente non idonea al contenimento delle pulsioni e delle emozioni interiori comunque gravata da disturbi psichiatricamente valutabili tali da richiedere tuttora l’applicazione di adeguate misure di contenimento che consentano l’effettuazione di adeguati interventi e percorsi terapeutici volti al recupero del disturbo di personalità individuati. Va anche evidenziata l’attuale assenza di rischio di inquinamento probatorio e di fuga  avendo il Lenadri offerto ampia confessione e intrattenuto nel periodo di carcerazione importanti rapporti con i parenti e con la fidanzata».

La difesa La difesa si dice soddisfatta. «E’ un’affermazione di giustizia», ha detto l’avvocato di Leandri Luca Gentili che lo difende insieme agi avvocati Claudio Lombardi e Adele Lerose. I difensori già con la perizia dei loro consulenti di parte avevano affermato che Leandri aveva bisogno di cure e che il carcere era inadeguato alla sua situazione. Ora per l’ex insegnante si aprirà un percorso di recupero e di cura in attesa del processo.

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